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	<title>Mariagiulia Pistone</title>
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	<description>Psicologa a Pescara</description>
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		<title>Dove finisce il masking quando diventiamo genitori di bambini gifted?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 18:43:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[dinamiche relazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto di masking nei bambini e negli adolescenti neurodivergenti: lo sforzo continuo di adattarsi, di regolare la propria intensità, di sembrare &#8220;a posto&#8221; in contesti che chiedono una modulazione costante di sé. Si parla molto meno di ciò che accade negli adulti, e in particolare nei genitori di questi bambini, soprattutto quando presentano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla molto di masking nei bambini e negli adolescenti neurodivergenti: lo sforzo continuo di adattarsi, di regolare la propria intensità, di sembrare &#8220;a posto&#8221; in contesti che chiedono una modulazione costante di sé. Si parla molto meno di ciò che accade negli adulti, e in particolare nei genitori di questi bambini, soprattutto quando presentano a loro volta tratti di neurodivergenza o una storia di adattamento precoce.</p>
<p><strong>Una competenza appresa</strong></p>
<p>Molti di loro sono stati bambini che hanno imparato presto a contenersi. Non sempre perché qualcuno lo abbia chiesto esplicitamente. Più spesso perché il contesto rimandava con chiarezza quali parti di sé fossero accettabili e quali no. L&#8217;intensità andava dosata. La profondità alleggerita. La complessità semplificata. Certe domande era meglio non farle, certe reazioni meglio smussarle. Col tempo questo diventa una competenza: saper occupare lo spazio senza eccedere, anticipare il giudizio, modulare il proprio impatto. È un adattamento sofisticato, spesso molto efficace, che permette di funzionare bene nei sistemi. Ma è un adattamento che non è stato scelto. È stato suggerito, a volte imposto dal contesto. E ha un prezzo.</p>
<p><strong>Il passaggio alla genitorialità</strong></p>
<p>Quando questi adulti diventano genitori di un bambino gifted, le cose si complicano. Da un lato c&#8217;è un desiderio molto forte: che il figlio non debba attraversare lo stesso processo. Che non debba ridimensionarsi, che possa mantenere la propria intensità senza doverla negoziare costantemente. C&#8217;è l&#8217;intenzione dichiarata di proteggere questo. Dall&#8217;altro lato, però, il meccanismo appreso anni prima non si spegne da solo. Lo vedo spesso durante i colloqui. Genitori che percepiscono una frizione con la scuola ma minimizzano per non sembrare esagerati. Che evitano di nominare la plusdotazione in certi contesti per non essere percepiti come presuntuosi. Che si trattengono nei colloqui con la scuola per non passare come iperprotettivi. Che dicono &#8220;<em>non posso stare sempre a combattere</em>&#8220;, anche quando sentono che qualcosa non funziona. Non è incoerenza. Non è mancanza di convinzione. È un automatismo relazionale molto antico, costruito quando adattarsi era l&#8217;unica strategia per appartenere.</p>
<p><strong>Il margine reale</strong></p>
<p>Il punto più delicato è che questo non resta confinato all&#8217;adulto. Nei sistemi familiari la regolazione non avviene solo attraverso le parole. Avviene attraverso segnali più sottili: come si entra in una stanza, il tono che si assume quando l&#8217;ambiente diventa critico, quanto spazio ci si concede quando si è in disaccordo. I bambini gifted hanno una sensibilità marcata per queste sfumature. Non apprendono solo ciò che viene detto. Colgono il margine reale entro cui è possibile esprimersi senza che l&#8217;equilibrio del sistema si incrini. Molti genitori dichiarano di voler sostenere l&#8217;autenticità del figlio. Gli dicono: &#8220;<em>Puoi essere te stesso</em>.&#8221; Ma se il bambino vede che l&#8217;adulto si trattiene, che fa retromarcia quando l&#8217;ambiente diventa critico, che si adegua per non disturbare, impara qualcosa di diverso da ciò che gli viene detto. Impara quale sia davvero il margine. E si regola su quello.</p>
<p>Riconoscere il proprio masking non è un esercizio di colpa. È un passaggio di consapevolezza. Significa chiedersi: quali parti di me sto ancora trattenendo? E quanto questo sta modellando lo spazio emotivo in cui mio figlio si muove? Non si tratta di eliminare ogni forma di adattamento, che resta una competenza necessaria. Si tratta di distinguere quando ci si sta adattando per scelta e quando lo si sta facendo per automatismo.</p>
<p>Nel lavoro clinico con le famiglie gifted, questo è spesso uno dei nodi più trasformativi.</p>
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		<title>Crescere un bambino Gifted e riscoprire sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 10:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi hanno sempre detto che ero esagerata. Melodrammatica. Che pensavo troppo. Che mi prendevo troppo sul serio. Che ero “strana”. Da bambina, impari a piegare la tua intensità, a moderare le emozioni, a nascondere ciò che ti fa brillare perché non è compreso, perché spaventa o infastidisce gli altri. Cresci con la sensazione che qualcosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="138" data-end="501">Mi hanno sempre detto che ero <strong>esagerata</strong>. Melodrammatica. Che pensavo troppo. Che mi prendevo troppo sul serio. Che ero “strana”. Da bambina, impari a piegare la tua intensità, a moderare le emozioni, a nascondere ciò che ti fa brillare perché non è compreso, perché spaventa o infastidisce gli altri. <strong>Cresci con la sensazione che qualcosa in te sia fuori posto</strong>.</p>
<p data-start="503" data-end="791">E poi, anni dopo, diventi genitore di un bambino gifted. All’improvviso, lo vedi fare quelle stesse cose: pensare profondamente, emozionarsi intensamente, porre domande che nessuno sembra saper affrontare. E ti ritrovi a fare i conti con qualcosa che hai nascosto per anni dentro di te.</p>
<p data-start="793" data-end="1229">Durante le mie consulenze con genitori di bambini gifted, mi accorgo spesso che un genitore osserva il proprio figlio e, nello stesso istante, sembra guardare sé stesso. Molti adulti plusdotati crescono <strong>imparando a nascondere</strong> la propria intensità. Le loro domande profonde venivano ignorate, le emozioni considerate esagerate, la curiosità “fastidiosa”. <strong>Non c’era spazio per brillare, così hanno imparato a spegnere certe parti di sé.</strong></p>
<p data-start="1231" data-end="1490">Da genitori, tendono inconsciamente a replicare lo stesso schema con i figli: <em>“Non fare troppe domande”, “Non agitarti così”, “Non essere troppo sensibile”</em>. Non perché non amino il bambino, ma perché quella era la strategia che li ha aiutati a <strong>sopravvivere</strong>.</p>
<p data-start="1492" data-end="1789">Il risultato è una dinamica sottile: il genitore vede il proprio bambino brillare in modi che rispecchiano il sé passato, ma teme o fatica ad accogliere questa intensità. Spesso mi sento dire: “<em>A volte mi spaventa quanto siamo simili</em>” o “<em>Non riesco a credere che anche io fossi così da bambino</em>”.</p>
<p data-start="1791" data-end="2245">Il lavoro che facciamo insieme spesso inizia da qui: <strong>aiutare il genitore a riconoscere sé stesso, senza giudizio</strong>. Non si tratta di etichette, ma di <strong>consapevolezza</strong>. Riconoscersi nel proprio bambino permette di comprendere più profondamente ciò che il bambino prova, di accogliere le sue emozioni e i suoi pensieri senza tentare di moderarli, e di ritrovare la propria sensibilità e il diritto a essere un adulto presente e attento.</p>
<p data-start="2247" data-end="2614">Spesso, il cambiamento arriva in <strong>piccoli frammenti</strong>: una madre che ride osservando le invenzioni del figlio, riconoscendo la propria curiosità da bambina; un padre che ascolta le domande profonde del figlio e ricorda le proprie mai accolte; genitori che parlano delle emozioni del bambino e iniziano a dare voce ai propri sentimenti, finalmente accettati e compresi.</p>
<p data-start="2616" data-end="2987">In questi momenti, i genitori non imparano a fare di più o a incoraggiare il figlio. Imparano a<strong> vedere e accogliere, a stare vicini</strong> senza moderare l’intensità, a incontrare sé stessi con gentilezza. E, allo stesso tempo, questo processo offre la possibilità di accettare finalmente la propria luce — quella che per anni era rimasta nascosta, ma che non è mai scomparsa.</p>
<p data-start="2989" data-end="3356">Guardare un bambino gifted significa per alcuni genitori guardare un riflesso di sé. Riconoscere questo riflesso permette ai genitori di accogliere il bambino così com’è e, nello stesso tempo, di recuperare parti di sé che erano rimaste invisibili. È un percorso delicato e profondo, fatto di ascolto, attenzione e presenza: <strong>un invito a brillare insieme, finalmente senza paura</strong>.</p>
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		<title>Alto QI o Plusdotazione? Il Giardino Giusto per Ogni Bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 19:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[alto potenziale cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini ad alto QI]]></category>
		<category><![CDATA[educazione speciale]]></category>
		<category><![CDATA[giftededucation]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[neurodiversità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottoressa, deve esserci un errore nei test. Matteo non può essere plusdotato: fa i capricci, non riesce a stare fermo, disturba in classe&#8230; Non è affatto quello che mi aspettavo.&#8221; La mamma di Matteo, 8 anni, aveva appena ricevuto i risultati della valutazione: QI 142. Ma al posto della gioia, provava confusione e frustrazione. Anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="364" data-end="548"><em data-start="364" data-end="548">&#8220;Dottoressa, deve esserci un errore nei test. Matteo non può essere plusdotato: fa i capricci, non riesce a stare fermo, disturba in classe&#8230; Non è affatto quello che mi aspettavo.&#8221;</em></p>
<p data-start="550" data-end="801">La mamma di Matteo, 8 anni, aveva appena ricevuto i risultati della valutazione: QI 142. Ma al posto della gioia, provava confusione e frustrazione. Anche le insegnanti erano scettiche: <em data-start="736" data-end="801">&#8220;Un bambino davvero intelligente non dovrebbe creare problemi.&#8221;</em></p>
<p data-start="803" data-end="921">A volte, per aiutare i genitori a fare chiarezza, propongo una metafora semplice ma efficace: <strong data-start="897" data-end="921">quella del giardino.</strong></p>
<p data-start="923" data-end="957">Immagina <strong>due piante straordinarie</strong>.</p>
<p data-start="959" data-end="1121">La prima cresce dritta, simmetrica, con foglie perfette. Ama le cure tradizionali, risponde bene a fertilizzanti comuni e colpisce per la sua bellezza “ordinata”.</p>
<p data-start="1123" data-end="1358">La seconda ha rami che si muovono in direzioni imprevedibili, radici profonde e un aspetto irregolare. Ha bisogno di un terreno diverso, di più spazio e attenzioni su misura. Ma se riceve ciò che le serve, può dare<strong> frutti sorprendenti</strong>.</p>
<p data-start="1360" data-end="1711">Così sono anche i bambini. Alcuni si adattano bene alla scuola, ottengono voti alti, si comportano come “ci si aspetta” da un bambino intelligente. Altri, pur con un potenziale cognitivo molto alto, <strong>non rientrano negli schemi.</strong> Hanno intensità emotive, sensoriali e intellettive che li rendono complessi da comprendere, ma straordinari da accompagnare.</p>
<p data-start="1713" data-end="2014">Matteo, ad esempio, non riusciva a concentrarsi su compiti troppo semplici: la sua mente cercava stimoli più profondi. Era ipersensibile ai rumori della classe, alle etichette dei vestiti, e reagiva intensamente ad alcuni comportamenti di compagni e insegnanti. Faceva domande esistenziali che spesso spiazzavano gli adulti.</p>
<p data-start="2016" data-end="2223">Il suo QI raccontava solo una parte della storia. A fare la vera differenza erano le sue <strong data-start="2105" data-end="2120">&#8220;sovra-eccitabilità&#8221;</strong>, le cosiddette <em data-start="2136" data-end="2156">overexcitabilities</em>: difficili da spiegare, ma immediate alla percezione.</p>
<p data-start="2225" data-end="2569">Molti bambini gifted neurodivergenti mostrano un’apprendimento asincrono — molto avanti in alcune aree, in linea o in difficoltà in altre —, una motivazione selettiva (si accendono solo su ciò che li appassiona davvero) e una sensibilità che può sembrare “eccessiva” per ciò che li circonda. E non sempre ottengono buoni voti, nonostante le loro capacità.</p>
<p data-start="2571" data-end="2721">Quando i genitori iniziano a capire che non c’è un errore nei test, ma che semplicemente serve un <em data-start="2671" data-end="2706"><strong>terreno diverso</strong> per quella pianta</em>, tutto cambia.</p>
<p data-start="2723" data-end="2913">Un mese dopo, la mamma di Matteo mi ha detto: <em data-start="2769" data-end="2913">&#8220;Abbiamo cambiato scuola e modo di guardare. Ora lo vedo davvero. Non è un problema da risolvere, è una pianta da coltivare in modo diverso.&#8221;</em></p>
<p data-start="2915" data-end="3003"><strong data-start="2915" data-end="3003">Ogni bambino merita il terreno giusto per fiorire. E non esistono bambini sbagliati.</strong></p>
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		<title>I benefici dell&#8217;accelerazione scolastica: quando il comportamento problematico è solo un sintomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 16:56:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[accelerazione scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[alto potenziale cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini gifted]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[educazione personalizzata]]></category>
		<category><![CDATA[plusdotazione]]></category>
		<category><![CDATA[salto di classe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagina di essere un ragazzo di 13 anni inserito in una classe di quarta elementare. Tutte le cose che la maestra spiega tu le sai già, o comunque le apprendi velocemente. Così inizi a giocherellare con la gomma, fai disegni sul banco, guardi fuori dalla finestra. &#8220;È continuamente disattento&#8220;, dicono. Poi inizi a parlare con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina di essere un ragazzo di 13 anni inserito in una classe di quarta elementare. Tutte le cose che la maestra spiega tu le sai già, o comunque le apprendi velocemente. Così inizi a giocherellare con la gomma, fai disegni sul banco, guardi fuori dalla finestra.</p>
<p>&#8220;<em><strong>È continuamente disattento</strong></em>&#8220;, dicono.</p>
<p>Poi inizi a parlare con il tuo compagno di banco, e piano piano capisci che disturbare in classe ti consente di essere buttato fuori dall&#8217;aula e poter evitare quella lezione così noiosa.</p>
<p>&#8220;<em><strong>È oppositivo, provoca e disturba continuamente</strong></em>&#8220;, dicono.</p>
<p>Segue la valutazione. Presenza di alto potenziale cognitivo. Il professionista propone il salto di classe.</p>
<p>&#8220;<em><strong>Ma non è troppo indietro a livello comportamentale?</strong></em>&#8220;, chiedono preoccupati genitori e insegnanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando il comportamento è solo un sintomo</strong><br />
Questa situazione, purtroppo molto comune, rappresenta uno dei principali <em>PARADOSSI</em> che affrontano i bambini plusdotati nel sistema scolastico tradizionale. Ciò che viene etichettato come &#8220;problema comportamentale&#8221; è spesso il sintomo di un disagio più profondo: la sottostimolazione cognitiva.</p>
<p>I bambini ad alto potenziale intellettivo necessitano di <em><strong>stimoli adeguati al loro livello cognitivo</strong></em>. Quando questi mancano, si manifestano comportamenti che vengono erroneamente interpretati come problematici o addirittura patologici:</p>
<ul>
<li>Disattenzione e distrazione</li>
<li>Irrequietezza e iperattività</li>
<li>Comportamenti oppositivi e provocatori</li>
<li>Isolamento sociale</li>
<li>Demotivazione e noia cronica</li>
</ul>
<p>Ironicamente, questi stessi comportamenti vengono poi utilizzati come argomentazione contro la soluzione che potrebbe risolverli: l’accelerazione scolastica.</p>
<p><strong>I benefici documentati dell&#8217;accelerazione</strong><br />
La ricerca scientifica ha ampiamente documentato i benefici dell’accelerazione scolastica per gli studenti plusdotati:</p>
<ul>
<li>Riduzione significativa dei problemi comportamentali: quando il livello di competenza cognitiva è adeguato, molti dei comportamenti problematici semplicemente scompaiono.</li>
<li>Miglioramento del benessere psicologico: numerosi studi dimostrano una riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi in seguito all&#8217;accelerazione.</li>
<li>Prevenzione della demotivazione e dell&#8217;underachievement: essere adeguatamente sfidati protegge dalla perdita di motivazione e dal rischio di rendimento inferiore alle potenzialità.</li>
<li>Maggiore soddisfazione scolastica: gli studenti accelerati riportano livelli più elevati di soddisfazione rispetto al proprio percorso educativo.</li>
<li>Sviluppo di adeguate competenze sociali: contrariamente a quanto spesso temuto, l&#8217;interazione con pari più grandi spesso migliora le competenze sociali dei bambini plusdotati, che trovano finalmente compagni con interessi e livelli di maturità cognitiva simili.</li>
</ul>
<p><strong>Il circolo vizioso della sottostimolazione</strong><br />
È importante comprendere il meccanismo che si innesca quando un bambino plusdotato rimane intrappolato in un ambiente cognitivamente poco stimolante:</p>
<ul>
<li>Noia e frustrazione<br />
Il bambino si annoia perché già conosce i contenuti o li apprende con estrema rapidità.</li>
<li>Comportamenti disadattivi<br />
Per gestire la noia, mette in atto comportamenti che lo distraggono (disegni, giochini) o che gli permettono di evitare la situazione (disturbo, provocazioni).</li>
<li>Etichettamento<br />
Questi comportamenti vengono interpretati come problematici o patologici.</li>
<li>Negazione dell&#8217;accelerazione<br />
L’etichetta di “bambino problematico” viene utilizzata per negare l’opportunità di accelerazione.</li>
<li>Peggioramento dei comportamenti<br />
La continua sottostimolazione aggrava i comportamenti, confermando l’etichetta iniziale.</li>
</ul>
<p><em><strong>Interrompere</strong> </em>questo circolo vizioso è fondamentale per il benessere e lo sviluppo armonioso del bambino plusdotato.</p>
<p><strong>Cosa dice la ricerca</strong><br />
Contrariamente ai timori comuni, la letteratura scientifica documenta che:</p>
<ol>
<li>I bambini accelerati mostrano un <em><strong>buon adattamento</strong></em> sociale e psicologico.</li>
<li>Le preoccupazioni riguardo a “lacune” nelle conoscenze sono raramente fondate: i bambini plusdotati <em><strong>colmano rapidamente</strong></em> eventuali mancanze.</li>
<li>L&#8217;accelerazione non causa problemi emotivi, ma spesso <em><strong>li risolve</strong></em>.</li>
</ol>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Prima di negare l’accelerazione a un bambino plusdotato sulla base di comportamenti problematici, è essenziale chiedersi:</p>
<p><em><strong>Questi comportamenti sono la causa o l&#8217;EFFETTO della situazione attuale?</strong></em></p>
<p>I disturbi emotivi e comportamentali non dovrebbero essere una controindicazione all’accelerazione, ma piuttosto un segnale d’allarme, un invito ad ascoltare ciò che si cela sotto la superficie.</p>
<p>Spesso, il salto di classe non è solo una soluzione educativa, ma anche una risposta terapeutica, in grado di risolvere alla radice problemi che altrimenti verrebbero trattati solo nei loro sintomi.</p>
<p>È importante sottolineare che l’accelerazione scolastica, sebbene rappresenti uno degli interventi più efficaci e documentati per gli studenti plusdotati, <strong data-start="305" data-end="342">non è l’unica misura da prevedere</strong>. Ogni bambino ha bisogni unici e complessi, e il salto di classe va sempre valutato all’interno di un quadro più ampio di strategie educative e di supporto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>BIBLIOGRAFIA MINIMA</strong></p>
<ul>
<li class="whitespace-normal break-words">Colangelo, N., Assouline, S. G., &amp; Gross, M. U. M. (2004). <em>A Nation Deceived: How Schools Hold Back America&#8217;s Brightest Students</em>. The Connie Belin &amp; Jacqueline N. Blank International Center for Gifted Education and Talent Development.</li>
<li class="whitespace-normal break-words">Assouline, S. G., Colangelo, N., VanTassel-Baska, J., &amp; Lupkowski-Shoplik, A. (2015). <em>A Nation Empowered: Evidence Trumps the Excuses Holding Back America&#8217;s Brightest Students</em>. Connie Belin &amp; Jacqueline N. Blank International Center for Gifted Education and Talent Development.</li>
<li class="whitespace-normal break-words">Gross, M. U. M. (2006). <em>Exceptionally Gifted Children</em> (2nd ed.). Routledge.</li>
<li class="whitespace-normal break-words">Steenbergen-Hu, S., &amp; Moon, S. M. (2011). The effects of acceleration on high-ability learners: A meta-analysis. <em>Gifted Child Quarterly, 55</em>(1), 39-53.</li>
<li class="whitespace-normal break-words">Webb, J. T., Amend, E. R., Webb, N. E., Goerss, J., Beljan, P., &amp; Olenchak, F. R. (2016). <em>Misdiagnosis and Dual Diagnoses of Gifted Children and Adults: ADHD, Bipolar, OCD, Asperger&#8217;s, Depression, and Other Disorders</em>. Great Potential Press.</li>
<li class="whitespace-normal break-words">Neihart, M., Pfeiffer, S. I., &amp; Cross, T. L. (Eds.). (2015). <em>The Social and Emotional Development of Gifted Children: What Do We Know?</em> (2nd ed.). Prufrock Press.</li>
</ul>
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		<title>PLUSDOTAZIONE E ASINCRONIA DELLO SVILUPPO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 15:08:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;asincronia dello sviluppo, sia interna che rispetto all&#8217;esterno, è la principale caratteristica dei bambini e ragazzi gifted. Non ve la spiego però, vi racconto una storia. La storia di Marco. Fin da neonato, Marco sembrava avere un rapporto complicato con il sonno. Silvia, la madre, provava di tutto: abbassare le luci, ridurre i rumori, creare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;asincronia dello sviluppo, sia interna che rispetto all&#8217;esterno, è la principale caratteristica dei bambini e ragazzi gifted. Non ve la spiego però, vi racconto una storia. La storia di Marco. </p>
<p>Fin da neonato, Marco sembrava avere un rapporto complicato con il sonno. Silvia, la madre, provava di tutto: abbassare le luci, ridurre i rumori, creare un ambiente rilassante. Ma più tentava di calmarlo, più Marco si agitava. Fu solo dopo molte notti insonni che capì: il suo bambino non cercava il silenzio, ma una stimolazione costante. Si addormentava solo con la musica in sottofondo, come se la sua mente avesse bisogno di qualcosa da seguire per potersi finalmente rilassare.</p>
<p>Questa irrequietezza si manifestò anche nei movimenti. A nove mesi, mentre altri bambini iniziavano a gattonare, Marco cercava già di alzarsi in piedi. Una notte, Silvia lo trovò aggrappato alle sbarre del lettino, deciso a scavalcarle. Non voleva aspettare il suo corpo: voleva camminare subito. Ogni caduta lo faceva infuriare, come se la sua mente fosse sempre un passo avanti rispetto alle sue capacità motorie.</p>
<p>Alla scuola dell’infanzia, le sue peculiarità divennero ancora più evidenti. Parlava in modo sorprendentemente ricco per la sua età, aveva imparato a leggere prima degli altri e faceva domande che spiazzavano gli adulti. “Perché il buio non ha un colore?”, chiese a tre anni, prima di addormentarsi. Eppure, nelle attività quotidiane mostrava difficoltà inaspettate: non riusciva a infilarsi i calzini, si dimenticava di lavarsi i denti e rifiutava di colorare dentro i margini perché “tanto il colore esiste anche fuori”.</p>
<p>Le maestre notarono il suo comportamento insolito: spesso si estraniava, giocava da solo e sembrava poco interessato ai coetanei. Anche se al parco, quando era con bambini più grandi, appariva sereno e coinvolto. A scuola, invece, alternava momenti di noia e frustrazione a crisi emotive difficili da gestire. Preoccupate, le insegnanti suggerirono ai genitori di intraprendere una valutazione psicologica.</p>
<p>Silvia e Andrea, pur non riconoscendo il loro bambino nella descrizione delle maestre, decisero di affidarsi a una professionista. Dopo un’attenta analisi, la psicologa fornì loro una risposta che cambiò tutto: Marco era un bambino plusdotato.</p>
<p>Fu allora che sentirono parlare per la prima volta di asincronia dello sviluppo. Marco aveva capacità in alcune aree che appartenevano a quelle dei ragazzi più grandi, mentre in altre procedeva come un bambino della sua età. Era come se dentro di lui convivessero più età diverse. Improvvisamente, tutto cominciò ad avere senso: il fatto che sapesse tutto sui dinosauri ma non riuscisse a chiudere lo zaino, che parlasse di ecosistemi complessi ma dimenticasse sempre il quaderno a casa, che cercasse la compagnia dei più grandi ma faticasse a gestire la frustrazione.</p>
<p>Silvia e Andrea capirono che non dovevano “correggere” Marco, ma accompagnarlo nel suo sviluppo senza forzature. Accettarono che il suo percorso fosse unico e non lineare, sostenendolo nei momenti di difficoltà senza sminuire mai i suoi punti di forza. E Marco, sentendosi finalmente compreso, smise di lottare contro se stesso. Non doveva adattarsi a un ritmo che non gli apparteneva: poteva crescere secondo i suoi tempi, nel modo che per lui era più naturale.</p>
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		<title>PLUSDOTAZIONE E GENITORIALITA&#8217;: LA LETTERA DI VERONICA E GIACOMO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 12:19:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scorsa settimana, in un mio articolo, vi avevo parlato dei genitori di Giorgia, Veronica e Giacomo. Giorgia è una bimba gifted, ma la valutazione psicodiagnostica che l&#8217;ha riguardata ha evidenziato solo le sue difficoltà, senza invece far cenno alla sua enorme potenzialità cognitiva. Avevo chiesto a Giacomo e Veronica di scrivere una breve recensione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La scorsa settimana, in un mio articolo, vi avevo parlato dei genitori di Giorgia, <b>Veronica e Giacomo</b>. <b>Giorgia è una bimba gifted</b>, ma la valutazione psicodiagnostica che l&#8217;ha riguardata ha evidenziato solo le sue difficoltà, senza invece far cenno alla sua enorme potenzialità cognitiva.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Avevo chiesto a Giacomo e Veronica di scrivere una breve recensione per il mio sito, come faccio con tutti. Loro invece mi hanno risposto con questa bellissima lettera, che mi sento in dovere per riportarvi per svariati motivi. Soprattutto per farvi capire quale <b>difficoltà</b> affrontano molte volte le famiglie nelle quali è presente un bimbo plusdotato, cosa ha significato per loro il percorso di <b>Parent Training</b> fatto insieme, quanto costa a volte <b>chiedere aiuto</b>, anche se sembra la cosa più semplice da fare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Cara Dott. ssa Pistone,</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>la storia di Giorgia è una chiara e potente testimonianza di quanto, ancora oggi, ci sia ancora molto da imparare su ciò che, solo in apparenza, può sembrare semplicemente gestibile con il buon senso. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Dietro la superficie di ogni risposta emotiva (il mare crespo) spesso ignoriamo quanto siano profonde e complesse le cause che le generano (le correnti profonde). </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>A voi, formidabili precursori di una tematica ancora ai più sconosciuta, il compito di indicarci come immergerci in questa Fossa, con quali strumenti e a cosa stare attenti. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>A noi genitori, cresciuti in un&#8217;era dove ancora non si pensava ci fossero tali profondità, il compito (arduo e immersivo come nel caso di Veronica e Giacomo) di prendere il coraggio che serve e andare fino in fondo. Ciò presume una piena consapevolezza dei ruoli e una forza di volontà che va oltre il semplice crescere dei figli: si tratta di mettersi in gioco in maniera costante e immersiva allo scopo di riuscire a decodificare quel mare in tempesta nelle profondità e imparare a muoversi senza esserne travolti. Ignorare che ci siano spazi che non conosciamo o, peggio, pensare di conoscere ogni aspetto della Fossa potrebbe portare, inevitabilmente, a non riuscire a capire mai quando contrastare le onde realmente o lasciarsi trascinare dal vento per osservare dove questo mare potrebbe portarci. E a lungo andare, tale presunzione non porterà altro che aumentare il rischio di &#8220;affogare&#8221; solo e semplicemente perché non è stato chiesto aiuto.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>La professionalità e la totale dedizione che ha dedicato a me e mia moglie nello scorso passato ci ha aperto quella finestra che non sapevamo esistesse o che, più semplicemente, avevamo paura di aprire, su un mondo nuovo, delicato, sconosciuto e amorevolmente intricato. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Ora la Fossa non fa più paura e con tale consapevolezza, acquisita tramite le lunghe chiaccherate con Lei, affrontiamo ogni giorno con un altra prospettiva. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Lo dobbiamo a Lei, per l&#8217;eccezionale empatia che ha da subito messo in campo durante i nostri incontri. Lo dobbiamo a noi, che pur provando a gestire la mole di impegni e difficoltà che contraddistinguono i nostri giorni, abbiamo chiare in mente le priorità. Lo dobbiamo alla nostra &#8220;Giorgia&#8221;, per il bene suo e del futuro che l&#8217;aspetta, aiutandola a padroneggiare le sue emozioni alle quali agganciarsi per risalire a galla e respirare ogni volta che ne avrà bisogno. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Con una immensa stima. </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Grazie ancora. Veronica e Giacomo</i>”.</span></span></p>
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		<title>PLUSDOTAZIONE E DIAGNOSI ERRATA: GIORGIA E LA &#8220;FOSSA DELLE MARIANNE&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno mi contatta Veronica, la mamma di Giorgia. Giorgia è una bimba di 7 anni, frequenta la terza elementare, ed è stata appena sottoposta ad una valutazione psicodiagnostica a causa di una serie di episodi problematici che l&#8217;hanno vista coinvolta, soprattutto a scuola e con il gruppo dei pari. La bimba riceve una diagnosi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un giorno mi contatta Veronica, la mamma di Giorgia. Giorgia è una bimba di <strong>7 anni</strong>, frequenta la terza elementare, ed è stata appena sottoposta ad una <strong>valutazione psicodiagnostica</strong> a causa di una serie di episodi problematici che l&#8217;hanno vista coinvolta, soprattutto a scuola e con il gruppo dei pari. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La bimba riceve una <strong>diagnosi di ADHD e DOP</strong>, ma la mamma, informata, nota che sulla diagnosi è accennata anche un&#8217;<strong><em>elevata capacità intellettiva</em></strong> della bambina, e, con una intuizione che a volte solo i genitori riescono ad avere, mi contatta proprio per la <strong>plusdotazione</strong>.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cominciamo così insieme a Veronica e al papà di Giorgia, Giacomo, un percorso di <strong>Parent Training</strong>. In questo articolo ho deciso però di non parlarvi solo del nostro percorso, ma scelgo volutamente di parlarvi soprattutto di Veronica e Giacomo, due genitori che hanno il coraggio di guardare al di là della “superficie” delle cose, mettendosi in gioco in prima persona.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho un po&#8217; di difficoltà a parlare di Veronica, perché con lei molte volte mi sono identificata. Il rischio ma anche il bello del mio lavoro. Quando penso a lei mi viene in mente l&#8217;immagine di quella Dea Indù con tante mani: lei gestisce casa, famiglia e lavoro per tutta la settimana da sola. E non si accontenta. E decide di intervenire perché <strong>vuole che la figlia sia serena e felice</strong>. Quando la figlia soffre il suo istinto, da genitore, è quello di intervenire, e su questo lavoriamo molto durante i nostri incontri. Lei è aperta, non arroccata sulle sue posizioni ma disponibile al confronto e all&#8217;auto-riflessione. Perché lei è una Mamma con M maiuscola, una mamma che possiede una forma di <strong>bene</strong> per la sua famiglia <strong>genuino, sincero e straripante</strong>. E nonostante questo riceve continuamente giudizi dalle altre mamme, che la additano per le problematicità della figlia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giacomo è un papà che si trova, causa lavoro, fuori città tutta la settimana. Un papà assente fisicamente ma <strong>presente col cuore e con la mente</strong>. Giacomo un po&#8217; mi “spaventa” durante il nostro primo incontro. “<i>Io sono stato educato all&#8217;ordine</i>”, mi dice. Ma durante il nostro percorso capisco quanto sia stata sbagliata questa mia prima impressione. È un papà <strong>coinvolto</strong>, aperto ai suggerimenti, molto <strong>attento e riflessivo</strong>. È un papà insomma con la P maiuscola. Facile sarebbe concentrarsi solo sulla sua lontananza, difficile invece accorgersi della sofferenza e della frustrazione di un papà che può intervenire fisicamente solo nel weekend. Lui non lo sa forse, ma le sue azioni hanno avuto un valore immenso per sua figlia e per la sua famiglia. Esattamente al pari di quelle della mamma. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Durante i nostri incontri, in videochiamata, loro due sono lontani fisicamente, ma se ci ripenso mi sembra siano stati sempre <strong>uno accanto all&#8217;altra</strong>. Dalle loro interazioni traspaiono intesa, unità e amore. Che detto così sembra semplice, ma per loro non lo è. Li unisce un bene che trascende la distanza. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando cominciamo il nostro percorso loro mi chiedono di avere informazioni su DOP e ADHD. E io ci provo, ma ogni volta che mi parlano di Giorgia, che mi raccontano qualche episodio che la vede coinvolta, nella mia mente si fa sempre più chiara l&#8217;immagine di una bimba con un funzionamento cognitivo “<i>qualitativamente diverso</i>” da quello di molti altri bambini. <strong>Giorgia è una bimba gifted</strong>, lo dimostra in tutto ciò che fa, anche nei suoi comportamenti problematici. Cerco quindi di rimandare loro che la sintomatologia attribuita alla disattenzione e all&#8217;oppositività è in realtà solo la manifestazione di un potenziale non accolto, soprattutto nell&#8217;ambito scolastico. E loro decidono di affidarsi e procedere in questa direzione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Durante uno dei nostri incontri mi viene in mente l&#8217;immagine della “<strong>Fossa delle Marianne</strong>” (e loro sanno perché): quello che tutti si ostinano a vedere di Giorgia è solo la superficie di qualcosa di enorme che rimane nascosto in profondità. <em><strong>Qualcosa di bellissimo ma enorme, e quindi difficoltoso da gestire</strong></em>. Vedono la superficie che si increspa senza comprendere che questa agitazione è dovuta a ciò che si muove in profondità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché noi adulti non abbiamo il coraggio di vedere il grande potenziale laddove è presente? Perché ci fermiamo alla superficie delle cose, al problema da eliminare, all&#8217;omologazione da raggiungere ad ogni costo? <strong>Accettare ed accogliere un bimbo gifted</strong> per quello che <strong>è</strong>, così come hanno fatto e fanno ogni giorno i genitori di Giorgia, è, a mio parere, <strong>una forma estrema di coraggio</strong>.</span></span></p>
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		<title>CRESCERE UN BAMBINO PLUSDOTATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 09:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crescere un bambino è una vera e propria impresa: ogni genitore sa quanta attenzione sia necessaria per rispondere ai bisogni del proprio figlio. Bisogni che non sono solo fisiologici ma anche cognitivi, emotivi e relazionali. Nella famiglie nelle quali è presente un bimbo Gifted (o plusdotato) l&#8217;impresa diventa sfidante. Ve ne parlo nel video che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Crescere un bambino è una vera e propria impresa: ogni genitore sa quanta attenzione sia necessaria per rispondere ai bisogni del proprio figlio. Bisogni che non sono solo fisiologici ma anche cognitivi, emotivi e relazionali.</p>
<p>Nella famiglie nelle quali è presente un bimbo Gifted (o plusdotato) l&#8217;impresa diventa sfidante.</p>
<p>Ve ne parlo nel video che ho ideato per la piattaforma PARENTUBE.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BGHnE9d0gq"><p><a href="https://www.parentube.it/blog/video-post/crescere-un-bambino-plusdotato/">Crescere un bambino plusdotato</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Crescere un bambino plusdotato&#8221; &#8212; Parentube®" src="https://www.parentube.it/blog/video-post/crescere-un-bambino-plusdotato/embed/#?secret=BLWqHDaJvp#?secret=BGHnE9d0gq" data-secret="BGHnE9d0gq" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/crescere-un-bambino-plusdotato/">CRESCERE UN BAMBINO PLUSDOTATO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
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		<title>TROPPI COMPITI A CASA: IL TEMA DELLA COLLABORAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 11:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una mamma che, su Tiktok, pubblica un video nel quale appare esasperata. Insulta le insegnanti del figlio mentre il ragazzo piange. Al di là del fatto che il tutto sia più o meno veritiero e i modi siano quantomeno discutibili&#8230; la verità è che questo video solleva un&#8217;importante riflessione. Una riflessione che non riguarda [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">C&#8217;è una mamma che, su Tiktok, pubblica un video nel quale appare esasperata. Insulta le insegnanti del figlio mentre il ragazzo piange. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al di là del fatto che il tutto sia più o meno veritiero e i modi siano quantomeno discutibili&#8230; la verità è che questo video solleva un&#8217;importante riflessione. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Una riflessione che non riguarda la mole di compiti, ma quella della <b>tanto auspicata e in ben pochi casi raggiunta</b> “<b>COLLABORAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA</b>”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il processo di collaborazione tra i due pilastri dell&#8217;esistenza del bambino, la Scuola e la Famiglia, affonda lontano le sue radici, e con la Riforma Moratti sfocia nel “<i>Patto di corresponsabilità educativa</i>” (art.5-bis del DPR 235/2007). Con tale documento la famiglia assume un ruolo strategico e determinante nella missione educativa portata avanti dall&#8217;istituzione scolastica. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212529;">Ma qual è l&#8217;obiettivo principale di tale collaborazione? Il </span><span style="color: #212529;"><b>BENESSERE DELLO STUDENTE</b></span><span style="color: #212529;">. Il che non sembra essere, attualmente, una cosa affatto scontata.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212529;">Torniamo al video. Torniamo ai commenti. L&#8217;unica cosa che emerge è il discarico di responsabilità, passarsi una “<em>patata bollente</em>” che assolutamente niente ha a che vedere con tale collaborazione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Sono un&#8217;insegnante e i genitori di oggi sono orribili”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Non li fate i figli se poi non volete occuparvene”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Sono una mamma e mi dovete dire se non lavoro come andiamo avanti” </i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Sono un&#8217;insegnante e io tutti questi compiti non li ho mai dati, sono inutili”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Sono una mamma e sono contenta che mio figlio abbia tanti compiti, io li ho sempre fatti e non sono mai morta”</i>.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi arriva anche l&#8217;immancabile sadismo: “<i>Devono imparare cosa è il <strong>sacrificio e la sofferenza</strong>, questi ragazzi di oggi sono bravi solo a passare il tempo sui videogiochi o al cellulare!</i>”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come se, per apprendere e formarsi, fosse assolutamente indispensabile passare attraverso la sofferenza. Come se l&#8217;apprendimento non potesse assolutamente essere alimentato da una sana curiosità, da emozioni positive. Bizzeffe di studi nel campo della psicologia dello sviluppo e dell&#8217;apprendimento ci dimostrano esattamente il contrario.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come se il ragazzo si spingesse da solo e automaticamente verso le nuove tecnologie, come se non ci fossero i suoi piedi sospesi nel vuoto vista la mancanza di salde istituzioni di riferimento che collaborano in maniera produttiva e positiva. Un attacco reciproco che risuona nella mente del bambino e che costituisce per lui fonte di profonda insicurezza.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nella realtà, come nel video incriminato, il ragazzo non c&#8217;è. <b>Vostro figlio, il vostro alunno, è sparito</b>. Il ragazzo è sullo sfondo. È diventato, grazie a Dio non in tutti i casi, una cartuccia da sparare per incolpare altri di ciò che non funziona. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;approccio cooperativo all&#8217;educazione di bambini e ragazzi sta fallendo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Crollano i pilastri</strong> nel delicatissimo momento dello sviluppo di un essere umano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">C&#8217;è bisogno di ripensare e ripensarsi. Bisogno di sollecitare e alimentare un dialogo costruttivo, per costruire degli argini a queste delicatissime fasi di sviluppo, dove i bimbi hanno bisogno di tastare salde mura e fondamenta, che possono essere costituite solo da una solida alleanza dei due grandi ecosistemi educativi, scuola e famiglia. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A causa delle profonde trasformazioni sociali degli ultimi decenni scuola e famiglia hanno dovuto drasticamente rivedere il loro rapporto e, anche se con finalità educative diverse, è necessario che si integrino e superino i conflitti attraverso soluzioni armoniche. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma allora come muoversi? La cosa assolutamente necessaria è <b>RI-CENTRARE</b> il focus dell&#8217;attenzione, ponendo al <b>centro il benessere del bambino e del ragazzo</b>, astenendosi da questa spinta a invocare continuamente un sacrificio che ripeto, niente ha a che vedere con i processi di apprendimento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Far “disinnamorare” un bambino della scuola non porta giovamento a nessuno, e sicuramente non a lui. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E per far sì che questo non accada è necessario coltivare un clima di fiducia reciproco nel rispetto dei diversi ruoli e nella convenzione della globalità del bambino e della sua educazione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È il momento di accettare questa sfida educativa, cominciando a lavorare su di noi e sul nostro ruolo. Cominciamo da noi.</span></span></p>
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		<title>IL FIORE DENTRO: LA STORIA DI SOFIA E DEI SUOI TIC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 09:15:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prendo in prestito il titolo di un programma mindfulness per bambini, “Il fiore dentro”, elaborato da Montano e Villani, per raccontarvi la storia di Sofia. Sofia è una bimba di 7 anni anni, curiosa, obbediente, con un eccellente rendimento scolastico e sportivo. Ma Sofia ha dei tic. Tanti tic. La sera mentre guarda la tv [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Prendo in prestito il titolo di un programma mindfulness per bambini, “<b>Il fiore dentro</b>”, elaborato da Montano e Villani, per raccontarvi la storia di Sofia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sofia è una bimba di 7 anni anni, curiosa, obbediente, con un eccellente rendimento scolastico e sportivo. Ma Sofia ha dei tic. <b>Tanti tic</b>. La sera mentre guarda la tv si schiarisce continuamente la voce, dopo essersi vestita o mentre va a scuola si tira le spalle degli indumenti continuamente in avanti, e la cosa diventa talmente intensa e frequente che i genitori mi dicono “<i>sembra un uccello che sbatte le ali</i>”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La storia di questi comportamenti, all&#8217;apparenza involontari, affonda le sue radici nel quarto anno di vita di Sofia, quando la bimba comincia a mangiarsi le unghie. La mamma le prova un po&#8217; tutte, ma la bimba non desiste e anche questa modalità di comportamento, come quella degli altri “tic”, ha un andamento altalenante. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Propongo ai genitori un <b>Parent Trainig</b>, un intervento mediato, perché mi sembra un ottimo tentativo per lavorare in maniera indiretta ma molto più amplificata con la bimba, senza correre il rischio di andare ad alimentare la sua parte ansiosa. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La mamma e il papà di Sofia si mettono in gioco, mettono sul tavolo non solo la loro disponibilità ma anche e soprattutto le loro <b>fragilità</b> e le loro <b>potenzialità</b>, comprendendo perfettamente che il fine ultimo di tutte le nostre parole è il bene di Sofia. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Comprendono che per “<i>eliminare</i>” quei tic va capito in primis che sono un modo di comunicare di Sofia, che dietro quei comportamenti “<i>fastidiosi</i>” si nasconde spesso un <b>MESSAGGIO</b>, la comunicazione di un disagio che una bimba di 7 anni ha molta difficoltà ad esprimere e gestire.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Andando avanti nei nostri incontri, con i loro racconti, mi rendo conto che dentro Sofia c&#8217;è un “<i>mondo che spinge per uscire</i>”, la necessità di essere vista e riconosciuta. Si perché questo lo fanno non solo gli adulti ma anche i bambini, e quando lo fanno il messaggio non assume sempre la forma delicata e accettabile che noi vorremmo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ci concentriamo insieme ai genitori di Sofia sul momento della cena: è un momento estremamente confusionario ma non è questo il punto. Il punto è che è quasi l&#8217;unico momento della giornata durante il quale i genitori di Sofia, entrambi lavoratori a tempo pieno, e le loro bimbe si incontrano. Decidiamo quindi di “<em>contrattare</em>” con le bimbe di spegnere la tv durante la cena concedendo loro di vederla o subito prima o subito dopo. Sofia accetta e comincia così ad aprirsi un <b>canale comunicativo</b> tra la bimba e i suoi genitori che a mio parere rappresenta, e rappresenterà, l&#8217;estremo punto di forza del loro nucleo familiare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Contemporaneamente lavoriamo insieme sull&#8217;osservazione del comportamento e sull&#8217;analisi funzionale, per capire se è possibile rintracciare la <b>funzione</b> che questi comportamenti hanno per la bambina. Lavoriamo tanto sull&#8217;<b>ascolto attivo</b>, che mi rendo conto essere la cosa più scontata da spiegare ma tra le più difficili da mettere in atto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il senso di tutto il lavoro è stato <b>avere “NUOVI OCCHI”</b>, guardare Sofia con una lente diversa, perché noi essere umani ci concentriamo sempre sul “difetto”, su ciò che non funziona o non è adeguato socialmente. Dobbiamo correggere il &#8220;difetto&#8221;, e strada facendo ci perdiamo l&#8217;unicità della persona, la sua bellezza, il suo “<i><b>fiore dentro</b></i>”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I tic decrementano ma assumono altre “forme”, così decidiamo insieme di sottoporre Sofia ad una valutazione psicologica. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sofia è una bimba <strong>PLUSDOTATA</strong>. È, per capirci, una bimba che ha delle capacità cognitive proprie di un&#8217;età molto superiore alla sua. Al di la del numero, che la “colloca” comunque in una fascia nella quale, per capacità intellettiva, troviamo solo il 2% della popolazione, dalla valutazione emerge <b>CHI E&#8217; Sofia</b>. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sofia è una bimba complicata, complicata nel senso che ha tantissimi colori. È una bimba in cui l&#8217;estrema abilità intellettiva porta a fare una serie di previsioni sugli accadimenti futuri che sfociano in ansia ogni qual volta le cose non vanno nella direzione prestabilita, ogni qual volta è necessario aspettare senza sapere come le cose andranno. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">É una bimba in cui l&#8217;estrema capacità di astrazione porta a farsi domande veramente complesse sul senso della vita, sulla morte, sull&#8217;universo. Insomma uno <b>spazio enorme </b>e tanto difficile da gestire, soprattutto per una bimba di 7 anni che ha una capacità di governare le emozioni propria dei bimbi di quell&#8217;età. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La difficoltà enorme per questa bambina è “incanalare” la sua forza intellettiva, il suo potenziale, stare nel “qui ed ora”. Sofia ha “un <strong>fiore dentro</strong>” bellissimo ma delicato, che va alimentato e rispettato. Fortunatamente Sofia ha dei <strong>genitori coraggiosi</strong>.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando parliamo dei “genitori di oggi” generalizziamo e diamo per scontato molto. Troppo. Le dinamiche che muovono l&#8217;agire genitoriale sono molto complesse e difficilmente incasellabili. Io ho la <strong>FORTUNA</strong> di lavorare con i “genitori di oggi”, che mi arricchiscono continuamente, non solo a livello professionale.</span></span></p>
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