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Crescere un bambino Gifted e riscoprire sé stessi

Mi hanno sempre detto che ero esagerata. Melodrammatica. Che pensavo troppo. Che mi prendevo troppo sul serio. Che ero “strana”. Da bambina, impari a piegare la tua intensità, a moderare le emozioni, a nascondere ciò che ti fa brillare perché non è compreso, perché spaventa o infastidisce gli altri. Cresci con la sensazione che qualcosa in te sia fuori posto.

E poi, anni dopo, diventi genitore di un bambino gifted. All’improvviso, lo vedi fare quelle stesse cose: pensare profondamente, emozionarsi intensamente, porre domande che nessuno sembra saper affrontare. E ti ritrovi a fare i conti con qualcosa che hai nascosto per anni dentro di te.

Durante le mie consulenze con genitori di bambini gifted, mi accorgo spesso che un genitore osserva il proprio figlio e, nello stesso istante, sembra guardare sé stesso. Molti adulti plusdotati crescono imparando a nascondere la propria intensità. Le loro domande profonde venivano ignorate, le emozioni considerate esagerate, la curiosità “fastidiosa”. Non c’era spazio per brillare, così hanno imparato a spegnere certe parti di sé.

Da genitori, tendono inconsciamente a replicare lo stesso schema con i figli: “Non fare troppe domande”, “Non agitarti così”, “Non essere troppo sensibile”. Non perché non amino il bambino, ma perché quella era la strategia che li ha aiutati a sopravvivere.

Il risultato è una dinamica sottile: il genitore vede il proprio bambino brillare in modi che rispecchiano il sé passato, ma teme o fatica ad accogliere questa intensità. Spesso mi sento dire: “A volte mi spaventa quanto siamo simili” o “Non riesco a credere che anche io fossi così da bambino”.

Il lavoro che facciamo insieme spesso inizia da qui: aiutare il genitore a riconoscere sé stesso, senza giudizio. Non si tratta di etichette, ma di consapevolezza. Riconoscersi nel proprio bambino permette di comprendere più profondamente ciò che il bambino prova, di accogliere le sue emozioni e i suoi pensieri senza tentare di moderarli, e di ritrovare la propria sensibilità e il diritto a essere un adulto presente e attento.

Spesso, il cambiamento arriva in piccoli frammenti: una madre che ride osservando le invenzioni del figlio, riconoscendo la propria curiosità da bambina; un padre che ascolta le domande profonde del figlio e ricorda le proprie mai accolte; genitori che parlano delle emozioni del bambino e iniziano a dare voce ai propri sentimenti, finalmente accettati e compresi.

In questi momenti, i genitori non imparano a fare di più o a incoraggiare il figlio. Imparano a vedere e accogliere, a stare vicini senza moderare l’intensità, a incontrare sé stessi con gentilezza. E, allo stesso tempo, questo processo offre la possibilità di accettare finalmente la propria luce — quella che per anni era rimasta nascosta, ma che non è mai scomparsa.

Guardare un bambino gifted significa per alcuni genitori guardare un riflesso di sé. Riconoscere questo riflesso permette ai genitori di accogliere il bambino così com’è e, nello stesso tempo, di recuperare parti di sé che erano rimaste invisibili. È un percorso delicato e profondo, fatto di ascolto, attenzione e presenza: un invito a brillare insieme, finalmente senza paura.

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