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QUANDO LO STRESS E’ “CATTIVO”?

Lo “stress” è ad oggi, per svariati motivi, uno dei temi più trattati dal punto di vista clinico-scientifico. Lo stress non è di per sé né un bene né un male per il nostro organismo, contrariamente a quanto pensiamo. Anzi, si configura non solo come una risposta fisiologica normale ma, in ottica di evoluzione e sopravvivenza, sicuramente positiva. Oltre a ciò dobbiamo considerare che non sono soltanto gli eventi che noi riteniamo negativi ad innescare questa risposta. Tra gli eventi produttori di stress vi sono anche delle situazioni alle quali in genere attribuiamo un significato positivo, ma che richiedono comunque una cospicua mobilitazione di energie fisiche e mentali: pensiamo ad esempio ad un trasloco, ad un matrimonio o all’inizio di un nuovo lavoro.

In psicologia facciamo riferimento a due “tipi” di stress: lo stress “buono”, o EUSTRESS, e lo stress “cattivo”, anche detto DISTRESS.

Ciò che in sostanza permette di distinguere il tipo di stress è il grado d’insicurezza, ovvero sono diverse le situazioni in cui lo stress è desiderato e ci da la percezione di avere il controllo dell’evento e quelle nelle quali invece è indesiderato e accompagnato da sensazioni di insicurezza e disagio. In questo ultimo caso la reazione del nostro organismo non è circoscritta, perché non si ha una “risoluzione”, ma perdura nel tempo provocando ansia e affaticamento.

Ma cosa ci succede esattamente quando ci troviamo di fronte ad un evento stressante? La risposta di stress è un insieme di reazioni complesse a catena che coinvolgono il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario. Questi tre sistemi operano in stretta interdipendenza, con un ruolo fondamentale dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), il quale in condizioni di tranquillità opera con oscillazioni regolari, mentre in condizioni di stress si iperattiva per dare al nostro organismo la condizione ottimale di sopravvivenza.

Di fronte ad un evento stressante (stressor) nel nostro organismo si innescano una serie di cambiamenti fisiologici, chiamati complessivamente “risposta di stress”, che portano a produrre l’energia necessaria per affrontare lo stressor. Selye chiamò la risposta di stress General Adaption Syndrome (G.A.S.), o “sindrome generale di adattamento”, identificandola come un processo a 3 fasi: reazione di allarme, resistenza o adattamento ed esaurimento. Con tale reazione il nostro organismo affronta la difficoltà con lo scopo di tornare il più velocemente possibile al suo normale equilibrio di funzionamento, definito OMEOSTASI.

Nella prima fase (REAZIONE DI ALLARME) il nostro corpo essenzialmente richiama tutte le energie necessarie per affrontare lo stressor: viene prodotta principalmente adrenalina con conseguente aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio. Questa reazione è innescata dalla nostra interpretazione dell’evento come pericoloso ai fini della nostra sopravvivenza.

Nella seconda fase (RESISTENZA) il nostro organismo cerca di resistere alla circostanza che sta vivendo. In questa fase abbiamo la produzione di cortisolo, che indebolisce le difese immunitarie e che quindi, a lungo andare, ci rende maggiormente soggetti a determinate malattie.

Nell’ultima fase, quella di ESAURIMENTO, il corpo cerca di riprendersi dall’evento subito e le energie cominciano a venire meno, con una conseguente sensazione di debolezza dovuta sia al rilassamento sia ad una mancanza di energie precedentemente coinvolte. Ci troviamo qui difronte ad una reazione “depressiva”, esattamente contraria alla reazione iniziale di allarme, che tende a riportare il corpo all’attivazione ottimale precedente all’evento stressante.

Tutto questo complesso sistema di reazione può portarci a due esiti, identificabili essenzialmente con uno stress acuto e uno stress invece cronico. Se riusciamo a fronteggiare prontamente lo stressor il nostro organismo torna rapidamente alla situazione di equilibrio iniziale. Pensiamo ad esempio ad un esame universitario: il nostro organismo si attiva prima di tenere l’esame e durante cerca di mobilitare tutte le energie necessarie al suo superamento. Se riusciamo a superarlo di solito subentra l’ultima fase della risposta di stress che ci porta al rilassamento funzionale al recupero di energia. Stiamo parlando quindi di un evento limitato nel tempo. Se invece, come succede molto più frequentemente nel mondo odierno, abbiamo a che fare con situazioni senza immediata soluzione o stress continui il risultato sarà quello di uno stress cronico, con conseguenze a lungo termine anche abbastanza consistenti per il nostro organismo. Infatti ricordiamo, come detto in precedenza, che durante la risposta di stress il nostro organismo iperproduce cortisolo, il quale ha un effetto inibente sul nostro sistema immunitario.

Nel caso di reazione di stress prolungata aumenta non solo la durata ma anche l’intensità della reazione stessa: se siamo continuamente impegnati ad affrontare degli stressor che non riusciamo ad eliminare va da sé che il nostro organismo difficilmente recupererà le energie necessarie al suo funzionamento ottimale, portandoci inoltre a vivere con maggiore intensità negativa anche eventi che potrebbero essere facilmente superabili.

Quante volte pensiamo che certi eventi li avremmo prontamente risolti o quantomeno sopportati se soli non fossimo stati così “stressati”?

Nella pratica la sensazione che si accompagna ad una situazione di stress cronico è molto spesso quella della non produttività nell’impiego delle proprie energie. Se riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo o ci soddisfa con un impiego di energie che riteniamo adeguato siamo di fronte ad un EUSTRESS, uno stress buono. Selye stesso sosteneva che la principale causa di distress dell’uomo moderno risiede nel vivere in maniera prolungata la fase di RESISTENZA alla quale, occasionalmente, si sommano episodi di reazione da stress acuta. Il distress quindi si accompagna alla percezione di non essere produttivi, di non impiegare la propria energia da stress in maniera soddisfacente e risolutiva.

Ma come fare per affrontare la reazione da stress in modo che essa non si cronicizzi? Nei prossimi articoli vi illustrerò alcuni consigli utili per ridurre lo stress personale.

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