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“Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu cosi’ che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore.
Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.
Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani.”
Antoine De Saint-Exupéry, Il piccolo principe
È complicato, se pensiamo al mondo in cui si muovono. Il bambino è una personalità in divenire che quotidianamente affronta delle sfide interne ed esterne a sé stesso. Le risorse di un bambino sono quasi generalmente tutte impegnate in questo sforzo. Perché rivolgersi ad uno psicologo? Le problematiche sono molteplici, e molto spesso i genitori affrontano una dura battaglia in primis contro sé stessi prima di rivolgersi ad un professionista. Generalmente lo fanno o perché molto preoccupati o perché spinti da altra istituzione, soprattutto la scuola.
In questi contesti diviene fondamentale la prima valutazione, che richiede lo spazio di alcune sedute, e nella quale sono coinvolte, oltre al bambino, le sue diverse figure di riferimento.
Generalmente la valutazione in età evoluta richiede:
Personalmente procedo sempre anche a verificare, oltre alle componenti tradizionali dello sviluppo, anche le capacità di adattamento del bambino ai suoi diversi contesti di vita: ritengo fondamentale comprendere quale è il livello di autonomia e di responsabilità sociale raggiunto dal bambino. Può accadere, difatti, che delle difficoltà emergano non tanto da un disturbo specifico, quanto piuttosto dall’errato utilizzo di alcune strategie.
Dove possibile, e dove il contesto lo permette, ritengo forse più utile lavorare esclusivamente con i genitori.
Hai una difficoltà?Chiamami!
Non amo, personalmente, prendere immediatamente in carico il bambino, o comunque non in via esclusiva e assolutamente non nel caso in cui la mia presenza diretta non sia indispensabile. Dobbiamo pensare che abbiamo davanti un bimbo in difficoltà, che metterà comunque in atto dei ragionamenti sul suo essere portato in trattamento. Molto spesso preferisco lavorare con il bambino indirettamente, ovvero incontrando i genitori.
Le difficoltà del bambino scaturiscono nel suo ambiente di vita. Sono i genitori i primi a scontrarsi con eventuali comportamenti dirompenti, sono spesso loro a guidare i figli nelle difficoltà dei compiti pomeridiani, e in generale sono loro i primi a doversi scervellare su quali siano i giusti comportamenti da tenere per gestire ed aiutare il proprio figlio.
La terapia mediata dai genitori si è rivelata la “carta vincente” in moltissimi casi, come hanno dimostrato numerosi studi. Un genitore bene addestrato a mettere in atto determinate tecniche è decisamente più incisivo della singola seduta settimanale. Ciò che sta alla base di veri cambiamenti è il processo di generalizzazione degli apprendimenti, ovvero la capacità di estendere la strategia appresa ai diversi contesti di vita. È chiaro che in questo senso un approccio ecologico come quello del parent training diviene di importanza fondamentale:
“La famiglia è una risorsa importante da cui attingere per il trattamento dei comportamenti disfunzionali dei bambini e per la promozione di comportamenti autoregolativi” (Marzocchi et al., 2019).
Il Parent Training è un intervento psicoeducativo di tipo cognitivo-comportamentale che coinvolge i genitori nel programma riabilitativo e terapeutico dei figli.
Esso si compone di due “momenti”:

durante il quale i genitori vengono informati della difficoltà del proprio figlio, e di cosa questa comporti a livello cognitivo, comportamentale, di gestione emozionale e relazionale. Quello che si cerca di trasmettere, in questi incontri, è una nuova concezione dei comportamenti del proprio bimbo attraverso l'interpretazione dei suoi intenti comunicativi. Cerchiamo insieme di cambiare la lente attraverso la quale guardare a questi comportamenti e di fare spazio ad un momento protetto in cui si possa riflettere razionalmente su alcuni aspetti

nel quale definiamo insieme quali sono i comportamenti del bambino ritenuti problematici e ci mettiamo insieme alla ricerca delle strategie più utili a promuovere un cambiamento positivo. Questo momento aiuta il genitore a sviluppare strategie di gestione emotiva, di capacità di problem solving e di comunicazione efficace (Allegretti et al., 2010)
I benefici di questo tipo di intervento sono molteplici. Oltre a quelli che vi ho già accennato dobbiamo considerare anche quelli “indiretti”. Un genitore che si sente coinvolto in un percorso di aiuto al proprio figlio è un genitore che più facilmente procederà alle interazioni all’interno del nucleo familiare, è un genitore che si darà una “chance”, è un genitore che si sentirà maggiormente confidente nelle proprie capacità e più facilmente darà l’avvio a delle interazioni positive all’interno del nucleo familiare. Di questo beneficerà l’intera famiglia.
Mi chiamo Mariagiulia Pistone e sono una psicologa. Ho conseguito la Laurea Specialistica in “Psicologia Clinica e della Salute” presso l’Università di Firenze e l’anno successivo mi sono abilitata all’esercizio della professione. Sono regolarmente iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio con numero 19175 dal Febbraio 2012.

