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LA PLUSDOTAZIONE: la GIFTEDNESS come “dono da coltivare”.

Andrea ha 13 anni e frequenta la terza media. Le insegnanti chiedono ai genitori una nuova consultazione. Andrea difatti vi è già stato sottoposto quando aveva 8 anni, ricevendo una diagnosi di ADHD. Le insegnanti tuttavia richiedono un nuovo consulto perché la situazione è notevolmente peggiorata. Al di là dei voti, che sono sufficienti, a parte nella matematica dove eccelle, il comportamento è disastroso. Non sta mai attento in classe e assume atteggiamenti sfidanti nei confronti dell’autorità. Discute continuamente le regole con i professori e vi si oppone. Pone domande fuori contesto e litiga con i suoi compagni, soprattutto quando giocano a calcio in cortile. Non accetta assolutamente di perdere e più volte ha aggredito fisicamente altri alunni. I genitori invece ci riportano che a casa è estremamente tranquillo, ha la passione per l’astronomia e per la mitologia. Dalla valutazione, durante la quale Andrea non mostra mai segni di distrazione o insofferenza, emerge un Quoziente intellettivo di 137. Andrea è un ragazzo plusdotato.

Ad oggi non esiste un’unica definizione operazionale unitaria di Plusdotazione. Nel tempo se ne sono susseguite diverse che mettono in evidenza diversi aspetti di questo particolare funzionamento cognitivo.

Nel 2002 la National Association for Gifted Children (NAGC-UK) definisce gli individui Gifted come “persone che mostrano, o hanno il potenziale per mostrare, un livello eccezionale di performance, se confrontati con i loro pari, in una o più delle seguenti aree: abilità intellettiva generale, specifica attitudine scolastica, pensiero creativo, leadership, arti visive e dello spettacolo e che hanno bisogno di programmi e attività non ordinariamente fornite dalla scuola al fine di sviluppare pienamente tali capacità”.

Altri autori affermano che “con il termine plusdotato si identifica un individuo che, rispetto ai pari, mostra (o ha il potenziale per mostrare) un’abilità sorprendente in un determinato momento e in specifiche aree considerate di rilievo nella propria cultura di appartenenza” (Keating, 2009; Pfeiffer, 2013; Sternberg et al., 2011).

Al di là delle definizioni, questo cosa significa nella pratica? A livello clinico significa che all’attenzione del professionista raramente giungerà un bambino “chiaramente” plusdotato (i cosiddetti “Studenti brillanti”) mentre avremo molto più spesso un bimbo o ragazzo che giunge in consultazione per un altro tipo di problematica e evidenzia invece nella testistica specifica (batteria di test) un alto potenziale cognitivo rimasto inespresso nel contesto di vita. E perché questo potenziale, che è presente, rimane inespresso e non si evidenzia nei contesti di vita della persona? Potremo avere a che fare con due situazioni: o con un contesto di vita, anche scolastico, che impedisce al ragazzo di esprimere il suo potenziale, oppure con un disturbo in comorbilità (ad esempio un disturbo d’ansia) che gli impedisce di esprimersi secondo la sua “capacità” cognitiva. Un’altra possibilità, che si riscontra soprattutto in adolescenza, è la vera e propria tendenza del ragazzo a “nascondere” le sue capacità e abilità per il desiderio di essere accettato dal gruppo dei pari.

Facciamo quindi riferimento ad un concetto di intelligenza come dimensione dinamica, che può essere inibita o potenziata a seconda degli stimoli incontrati nell’ambiente allargato di appartenenza. La plusdotazione in tal senso si mostra solo come uno dei possibili “ingredienti” che concorrono al benessere dell’individuo, unitamente a molti altri, individuali e ambientali.

Ma come sono questi bambini/ragazzi Gifted? Oltre ai livelli riscontrabili con il test del quoziente intellettivo, dal quale comunque non si può prescindere in sede di valutazione, e del quale vanno attenzionati tutti i valori, quali sono le caratteristiche tipiche che si riscontrano in questi bambini/ragazzi?

Generalmente osserviamo, o raccogliamo in anamnesi:

  • precoce conquista di alcune tappe evolutive (non è raro che i genitori ci dicano “quando aveva 4 anni ho visto che leggeva da solo, ma non so come ha imparato!”) e lessico forbito per età;

  • elevata creatività e abilità nel ragionamento astratto (riscontrabile nell’elaborazione di concetti complessi e nella tendenza a prediligere la compagnia di individui adulti);

  • buone abilità e flessibilità nel problem solving;

  • già in età precoce buone abilità di attenzione sostenuta (che tuttavia crolla bruscamente se subentra la noia per il compito) e elevati livelli di memoria;

  • elevato e spiccato senso dell’umorismo;

  • interessi in ambiti specifici e settoriali (troviamo spesso interessi per astronomia, minerali, dinosauri, circuiti elettrici eccetera);

  • elevata intensità emotiva (sembrano avere una spiccata intelligenza emotiva nel cogliere i sentimenti altrui, soprattutto per quanto riguarda l’intensità) che può portare a difficoltà nel tollerare la frustrazione;

  • difficoltà di integrazione nel gruppo dei pari (ad esempio perché non accettano di perdere in nessun gioco);

  • tendenza a discutere animatamente regole e punizioni soprattutto se imposte e non condivise;

  • perfezionismo (troviamo spesso insegnanti che si lamentano di una lentezza esasperata);

  • alti livelli di energia (da qui spesso la diagnosi errata di ADHD).

Non esiste un bambino gifted uguale all’altro e la plusdotazione cognitiva si configura contemporaneamente come un fattore di rischio e un fattore di protezione: se l’ambiente che lo accoglie è in grado di supportare questo suo funzionamento particolare, non dando sempre per scontato che plusdotato equivalga a dire “genio”, il bambino avrà l’opportunità di esprimere il suo dono.

 

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