Laura ha 5 anni. Ama giocare con le costruzioni. Ma non ama rimetterle a posto. La sua camera, alla sera, è invasa dalle costruzioni, e la mamma urla per fargliele rimettere a posto ma niente da fare. “Adesso basta Laura. Fino a quando non avrai rimesso a posto la tua stanza non potrai vedere i cartoni”.
Giacomo ha 10 anni. Ogni volta che la maestra di matematica spiega un nuovo argomento Giacomo mette in atto dei comportamenti scorretti. Si alza e va alla finestra, canticchia, fa dispetti ai compagni. La maestra le ha provate tutte, ma alla fine lo caccia dall’aula per punirlo e continua a spiegare.
Quante volte noi genitori ci siamo ritrovati in queste situazioni? Nostro figlio fa un capriccio o emette un comportamento problematico e noi rispondiamo punendolo. Ma funziona? Senza entrare in tecnicismi, avrete sperimentato da soli che l’efficacia della punizione è soltanto temporanea, e molte volte non funziona proprio! Ma perché? E cosa dovremmo fare allora?
La prima cosa da fare sarebbe avere una conoscenza del perché i nostri figli emettono certi comportamenti. I comportamenti dei nostri figli, così come i nostri, sono frutto di un apprendimento. E perché apprendiamo certi comportamenti? Perché ci permettono di raggiungere uno scopo. Per capire quale è questo scopo dobbiamo smettere di pensare che il comportamento-problema di nostro figlio sia un dispetto intenzionale nei nostri confronti, che lo faccia solo per farci arrabbiare, e “allargare lo sguardo”.
Cerco di spiegarmi meglio: se andiamo ad analizzare la situazione di Laura la mamma ci racconta di essere molto impegnata a lavoro. Spesso fa gli straordinari e torna a casa molto tardi. Torna molte volte quando Laura ha già cenato. Si ferma un po’ con lei, ma poi nella sua mente cominciano a rincorrersi tanti pensieri. “Sono già le 21,30 e devo ancora cenare. Laura è ancora sveglia e domattina farà come sempre un sacco di storie per alzarsi…” e molti altri che la portano a “velocizzare” la messa a letto della bambina. Ma non pensate alla madre adesso, pensate a Laura: aspetta da tutto il giorno che la mamma rincasi e vuole passare del tempo con lei, più tempo possibile. Sa che se rimetterà a posto la mamma la metterà subito a letto. Sa che invece se non lo fa la mamma urlerà sì, ma nella pratica passerà molto più tempo con lei.
Cosa è successo? Laura semplicemente mette in atto quel comportamento che sa che le farà raggiungere lo scopo voluto. Lei vuole passare più tempo con sua madre, e l’unico comportamento che ha sempre “funzionato” in questo senso è fare i capricci. Quando Laura fa i capricci la mamma “sta insieme a lei”, quando Laura diligentemente rimette a posto il tempo insieme diventa molto più breve. Quindi, in un certo senso, a Laura “conviene” fare i capricci. Fare il capriccio è ciò che le consente di attirare l’attenzione della mamma per un tempo molto più lungo.
Punirla levandole i cartoni non funziona semplicemente perché guardare i cartoni non è l’obiettivo del suo comportamento.
Ma come si strutturano i nostri comportamenti? Cerchiamo di spiegarlo.
Ogni comportamento che noi emettiamo è provocato da un determinato stimolo o dall’essere in una certa situazione (ANTECEDENTE). In seguito a tale stimolo noi emettiamo un COMPORTAMENTO diretto ad uno scopo che provoca una determinata conseguenza (RINFORZO).
Riportiamo questo al caso di Laura, semplificando estremamente. Laura ha imparato che tutte le volte che vuole passare del tempo con la madre (Antecedente) se lei fa i capricci (comportamento) otterrà l’attenzione della madre (rinforzo). Se noi leviamo la tv non agiamo affatto su questo schema, anzi più la madre la sgrida e più rinforzerà il comportamento della bambina. Tale comportamento quindi non solo tenderà a diventare stabile, ma anche a generalizzarsi ad altre situazioni.
Vi sembrerà a questo punto che abbiamo ben poche soluzioni per far cessare queste capricci. E invece le frecce al nostro arco sono molte. Vediamole brevemente:
1. la prima cosa che dobbiamo fare, quando ci troviamo di fronte ad un comportamento problematico, è analizzarne le diverse componenti, ovvero Antecedente e Rinforzi. Perché il bambino in quel momento emette quel comportamento? Quale è il suo scopo? Come reagiamo noi?
2. il secondo passo, molto strutturato, prevede due sotto-step. Da una parte, se ci accorgiamo che la nostra risposta provoca in qualche modo un rinforzo al comportamento stesso dovremmo ignorarlo, procedendo a quello che in psicologia viene definito come fenomeno dell’estinzione. Se la mamma di Laura si rifiutasse di stare con la bambina ogni volta che questa fa dei capricci e semplicemente la ignorasse, a un certo punto il comportamento tenderebbe a svanire da solo, in quanto non più funzionale allo scopo. Ma non sempre possiamo procedere in questo modo, soprattutto quando ci troviamo di fronte a comportamenti problematici in qualche modo pericolosi. Allora dobbiamo procedere al cosiddetto “Rinforzo differenziale”: dobbiamo andare cioè a ricercare quei comportamenti che ottengono lo stesso scopo ma sono più adeguati. Se Laura durante il giorno dice alla mamma “Voglio passare più tempo con te, possiamo fare un gioco insieme?” noi dobbiamo rinforzare questo tipo di comportamento. Perché? Perché così facendo, col passare del tempo, automaticamente i comportamenti adeguati andranno a sostituire quelli che non lo sono.
3. infine c’è un passo importantissimo, che non sempre riusciamo a mettere in atto, perché molte volte la vita di tutti i giorni mette alla prova non solo il tempo che abbiamo per la nostra famiglia ma anche la nostra pazienza. La mamma, nei momenti di maggiore calma, potrebbe parlare con Laura. Spiegarle che anche lei vorrebbe passare molto tempo a giocare con sua figlia, ma deve anche lavorare, o magari facendo insieme a lei un programma delle cose che potrebbero fare insieme nel fine settimana, quando avranno molto più tempo. Parlare con i nostri figli molte volte è assai difficile, ma da qualche parte dovremmo provare a cominciare, ricordandoci che un comportamento problematico si instaura sempre laddove c’è un fallimento della comunicazione.
Vi lascio con una domanda: secondo voi quale potrebbe essere lo scopo del comportamento di Giacomo?




