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TROPPI COMPITI A CASA: IL TEMA DELLA COLLABORAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA

C’è una mamma che, su Tiktok, pubblica un video nel quale appare esasperata. Insulta le insegnanti del figlio mentre il ragazzo piange.

Al di là del fatto che il tutto sia più o meno veritiero e i modi siano quantomeno discutibili… la verità è che questo video solleva un’importante riflessione.

Una riflessione che non riguarda la mole di compiti, ma quella della tanto auspicata e in ben pochi casi raggiunta “COLLABORAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA”.

Il processo di collaborazione tra i due pilastri dell’esistenza del bambino, la Scuola e la Famiglia, affonda lontano le sue radici, e con la Riforma Moratti sfocia nel “Patto di corresponsabilità educativa” (art.5-bis del DPR 235/2007). Con tale documento la famiglia assume un ruolo strategico e determinante nella missione educativa portata avanti dall’istituzione scolastica.

Ma qual è l’obiettivo principale di tale collaborazione? Il BENESSERE DELLO STUDENTE. Il che non sembra essere, attualmente, una cosa affatto scontata.

Torniamo al video. Torniamo ai commenti. L’unica cosa che emerge è il discarico di responsabilità, passarsi una “patata bollente” che assolutamente niente ha a che vedere con tale collaborazione.

“Sono un’insegnante e i genitori di oggi sono orribili”

“Non li fate i figli se poi non volete occuparvene”

“Sono una mamma e mi dovete dire se non lavoro come andiamo avanti”

“Sono un’insegnante e io tutti questi compiti non li ho mai dati, sono inutili”

“Sono una mamma e sono contenta che mio figlio abbia tanti compiti, io li ho sempre fatti e non sono mai morta”.

E poi arriva anche l’immancabile sadismo: “Devono imparare cosa è il sacrificio e la sofferenza, questi ragazzi di oggi sono bravi solo a passare il tempo sui videogiochi o al cellulare!”.

Come se, per apprendere e formarsi, fosse assolutamente indispensabile passare attraverso la sofferenza. Come se l’apprendimento non potesse assolutamente essere alimentato da una sana curiosità, da emozioni positive. Bizzeffe di studi nel campo della psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento ci dimostrano esattamente il contrario.

Come se il ragazzo si spingesse da solo e automaticamente verso le nuove tecnologie, come se non ci fossero i suoi piedi sospesi nel vuoto vista la mancanza di salde istituzioni di riferimento che collaborano in maniera produttiva e positiva. Un attacco reciproco che risuona nella mente del bambino e che costituisce per lui fonte di profonda insicurezza.

Nella realtà, come nel video incriminato, il ragazzo non c’è. Vostro figlio, il vostro alunno, è sparito. Il ragazzo è sullo sfondo. È diventato, grazie a Dio non in tutti i casi, una cartuccia da sparare per incolpare altri di ciò che non funziona.

L’approccio cooperativo all’educazione di bambini e ragazzi sta fallendo.

Crollano i pilastri nel delicatissimo momento dello sviluppo di un essere umano.

C’è bisogno di ripensare e ripensarsi. Bisogno di sollecitare e alimentare un dialogo costruttivo, per costruire degli argini a queste delicatissime fasi di sviluppo, dove i bimbi hanno bisogno di tastare salde mura e fondamenta, che possono essere costituite solo da una solida alleanza dei due grandi ecosistemi educativi, scuola e famiglia.

A causa delle profonde trasformazioni sociali degli ultimi decenni scuola e famiglia hanno dovuto drasticamente rivedere il loro rapporto e, anche se con finalità educative diverse, è necessario che si integrino e superino i conflitti attraverso soluzioni armoniche.

Ma allora come muoversi? La cosa assolutamente necessaria è RI-CENTRARE il focus dell’attenzione, ponendo al centro il benessere del bambino e del ragazzo, astenendosi da questa spinta a invocare continuamente un sacrificio che ripeto, niente ha a che vedere con i processi di apprendimento.

Far “disinnamorare” un bambino della scuola non porta giovamento a nessuno, e sicuramente non a lui.

E per far sì che questo non accada è necessario coltivare un clima di fiducia reciproco nel rispetto dei diversi ruoli e nella convenzione della globalità del bambino e della sua educazione.

È il momento di accettare questa sfida educativa, cominciando a lavorare su di noi e sul nostro ruolo. Cominciamo da noi.

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