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Alto QI o Plusdotazione? Il Giardino Giusto per Ogni Bambino

“Dottoressa, deve esserci un errore nei test. Matteo non può essere plusdotato: fa i capricci, non riesce a stare fermo, disturba in classe… Non è affatto quello che mi aspettavo.”

La mamma di Matteo, 8 anni, aveva appena ricevuto i risultati della valutazione: QI 142. Ma al posto della gioia, provava confusione e frustrazione. Anche le insegnanti erano scettiche: “Un bambino davvero intelligente non dovrebbe creare problemi.”

A volte, per aiutare i genitori a fare chiarezza, propongo una metafora semplice ma efficace: quella del giardino.

Immagina due piante straordinarie.

La prima cresce dritta, simmetrica, con foglie perfette. Ama le cure tradizionali, risponde bene a fertilizzanti comuni e colpisce per la sua bellezza “ordinata”.

La seconda ha rami che si muovono in direzioni imprevedibili, radici profonde e un aspetto irregolare. Ha bisogno di un terreno diverso, di più spazio e attenzioni su misura. Ma se riceve ciò che le serve, può dare frutti sorprendenti.

Così sono anche i bambini. Alcuni si adattano bene alla scuola, ottengono voti alti, si comportano come “ci si aspetta” da un bambino intelligente. Altri, pur con un potenziale cognitivo molto alto, non rientrano negli schemi. Hanno intensità emotive, sensoriali e intellettive che li rendono complessi da comprendere, ma straordinari da accompagnare.

Matteo, ad esempio, non riusciva a concentrarsi su compiti troppo semplici: la sua mente cercava stimoli più profondi. Era ipersensibile ai rumori della classe, alle etichette dei vestiti, e reagiva intensamente ad alcuni comportamenti di compagni e insegnanti. Faceva domande esistenziali che spesso spiazzavano gli adulti.

Il suo QI raccontava solo una parte della storia. A fare la vera differenza erano le sue “sovra-eccitabilità”, le cosiddette overexcitabilities: difficili da spiegare, ma immediate alla percezione.

Molti bambini gifted neurodivergenti mostrano un’apprendimento asincrono — molto avanti in alcune aree, in linea o in difficoltà in altre —, una motivazione selettiva (si accendono solo su ciò che li appassiona davvero) e una sensibilità che può sembrare “eccessiva” per ciò che li circonda. E non sempre ottengono buoni voti, nonostante le loro capacità.

Quando i genitori iniziano a capire che non c’è un errore nei test, ma che semplicemente serve un terreno diverso per quella pianta, tutto cambia.

Un mese dopo, la mamma di Matteo mi ha detto: “Abbiamo cambiato scuola e modo di guardare. Ora lo vedo davvero. Non è un problema da risolvere, è una pianta da coltivare in modo diverso.”

Ogni bambino merita il terreno giusto per fiorire. E non esistono bambini sbagliati.

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