<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>web, Autore presso Mariagiulia Pistone</title>
	<atom:link href="https://www.mariagiuliapistone.it/author/web/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mariagiuliapistone.it</link>
	<description>Psicologa a Pescara</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 May 2022 07:27:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.9.13</generator>

<image>
	<url>https://www.mariagiuliapistone.it/wp-content/uploads/2022/04/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>web, Autore presso Mariagiulia Pistone</title>
	<link>https://www.mariagiuliapistone.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>CAPRICCI E COMPORTAMENTI PROBLEMATICI: LA PUNIZIONE FUNZIONA?</title>
		<link>https://www.mariagiuliapistone.it/capricci-e-comportamenti-problematici-la-punizione-funziona/</link>
					<comments>https://www.mariagiuliapistone.it/capricci-e-comportamenti-problematici-la-punizione-funziona/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[web]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 15:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mariagiuliapistone.it/?p=301</guid>

					<description><![CDATA[<p>Laura ha 5 anni. Ama giocare con le costruzioni. Ma non ama rimetterle a posto. La sua camera, alla sera, è invasa dalle costruzioni, e la mamma urla per fargliele rimettere a posto ma niente da fare. “Adesso basta Laura. Fino a quando non avrai rimesso a posto la tua stanza non potrai vedere i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/capricci-e-comportamenti-problematici-la-punizione-funziona/">CAPRICCI E COMPORTAMENTI PROBLEMATICI: LA PUNIZIONE FUNZIONA?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Laura ha 5 anni. Ama giocare con le costruzioni. Ma non ama rimetterle a posto. La sua camera, alla sera, è invasa dalle costruzioni, e la mamma urla per fargliele rimettere a posto ma niente da fare. <em><strong>“Adesso basta Laura. Fino a quando non avrai rimesso a posto la tua stanza non potrai vedere i cartoni”.</strong></em></p>
<p>Giacomo ha 10 anni. Ogni volta che la maestra di matematica spiega un nuovo argomento Giacomo mette in atto dei comportamenti scorretti. Si alza e va alla finestra, canticchia, fa dispetti ai compagni. <strong>La maestra le ha provate tutte, ma alla fine lo caccia dall&#8217;aula per punirlo e continua a spiegare.</strong></p>
<p>Quante volte noi genitori ci siamo ritrovati in queste situazioni? Nostro figlio fa un capriccio o emette un comportamento problematico e noi rispondiamo punendolo. Ma funziona? Senza entrare in tecnicismi, avrete sperimentato da soli che <strong>l&#8217;efficacia della punizione è soltanto temporanea</strong>, e molte volte non funziona proprio! Ma perché? E cosa dovremmo fare allora?</p>
<p>La prima cosa da fare sarebbe avere una conoscenza del perché i nostri figli emettono certi comportamenti. I comportamenti dei nostri figli, così come i nostri, sono frutto di un apprendimento. E perché apprendiamo certi comportamenti? Perché ci permettono di raggiungere uno scopo. Per capire quale è questo scopo <strong>dobbiamo smettere di pensare che il comportamento-problema di nostro figlio sia un dispetto intenzionale nei nostri confronti</strong>, che lo faccia solo per farci arrabbiare, e “allargare lo sguardo”.</p>
<p>Cerco di spiegarmi meglio: se andiamo ad analizzare la situazione di Laura la mamma ci racconta di essere molto impegnata a lavoro. Spesso fa gli straordinari e torna a casa molto tardi. Torna molte volte quando Laura ha già cenato. Si ferma un po&#8217; con lei, ma poi nella sua mente cominciano a rincorrersi tanti pensieri. “Sono già le 21,30 e devo ancora cenare. Laura è ancora sveglia e domattina farà come sempre un sacco di storie per alzarsi&#8230;” e molti altri che la portano a “velocizzare” la messa a letto della bambina. <strong>Ma non pensate alla madre adesso, pensate a Laura</strong>: aspetta da tutto il giorno che la mamma rincasi e vuole passare del tempo con lei, più tempo possibile. <strong>Sa che se rimetterà a posto la mamma la metterà subito a letto. Sa che invece se non lo fa la mamma urlerà sì, ma nella pratica passerà molto più tempo con lei.</strong></p>
<p>Cosa è successo? Laura semplicemente mette in atto quel comportamento che sa che le farà raggiungere lo scopo voluto. Lei vuole passare più tempo con sua madre, e l&#8217;unico comportamento che ha sempre “funzionato” in questo senso è fare i capricci. Quando Laura fa i capricci la mamma “sta insieme a lei”, quando Laura diligentemente rimette a posto il tempo insieme diventa molto più breve. Quindi, <strong>in un certo senso, a Laura “conviene” fare i capricci.</strong> Fare il capriccio è ciò che le consente di attirare l&#8217;attenzione della mamma per un tempo molto più lungo.<br />
Punirla levandole i cartoni non funziona semplicemente perché guardare i cartoni non è l&#8217;obiettivo del suo comportamento.</p>
<p>Ma come si strutturano i nostri comportamenti? Cerchiamo di spiegarlo.<br />
Ogni comportamento che noi emettiamo è provocato da un determinato stimolo o dall&#8217;essere in una certa situazione (<strong>ANTECEDENTE</strong>). In seguito a tale stimolo noi emettiamo un <strong>COMPORTAMENTO diretto</strong> ad uno scopo che provoca una determinata conseguenza (<strong>RINFORZO</strong>).</p>
<p>Riportiamo questo al caso di Laura, semplificando estremamente. Laura ha imparato che tutte le volte che vuole passare del tempo con la madre (Antecedente) se lei fa i capricci (comportamento) otterrà l&#8217;attenzione della madre (rinforzo). Se noi leviamo la tv non agiamo affatto su questo schema, anzi <strong>più la madre la sgrida e più rinforzerà il comportamento della bambina.</strong> Tale comportamento quindi non solo tenderà a diventare stabile, ma anche a generalizzarsi ad altre situazioni.<br />
Vi sembrerà a questo punto che abbiamo ben poche soluzioni per far cessare queste capricci. E invece le frecce al nostro arco sono molte. Vediamole brevemente:</p>
<p>1. la prima cosa che dobbiamo fare, quando ci troviamo di fronte ad un comportamento problematico, è <strong>analizzarne le diverse componenti</strong>, ovvero Antecedente e Rinforzi. Perché il bambino in quel momento emette quel comportamento? Quale è il suo scopo? Come reagiamo noi?</p>
<p>2. il secondo passo, molto strutturato, prevede due sotto-step. Da una parte, se ci accorgiamo che la nostra risposta provoca in qualche modo un rinforzo al comportamento stesso dovremmo ignorarlo, procedendo a quello che in psicologia viene definito come fenomeno dell&#8217;estinzione. Se la mamma di Laura si rifiutasse di stare con la bambina ogni volta che questa fa dei capricci e semplicemente la ignorasse, a un certo punto il comportamento tenderebbe a svanire da solo, in quanto non più funzionale allo scopo. Ma <strong>non sempre possiamo procedere in questo modo</strong>, soprattutto quando ci troviamo di fronte a comportamenti problematici in qualche modo pericolosi. Allora dobbiamo procedere al cosiddetto “Rinforzo differenziale”: dobbiamo andare cioè a ricercare quei comportamenti che ottengono lo stesso scopo ma sono più adeguati. Se Laura durante il giorno dice alla mamma “Voglio passare più tempo con te, possiamo fare un gioco insieme?” noi dobbiamo rinforzare questo tipo di comportamento. Perché? Perché così facendo, col passare del tempo, <strong>automaticamente i comportamenti adeguati andranno a sostituire quelli che non lo sono.</strong></p>
<p>3. infine c&#8217;è un passo importantissimo, che non sempre riusciamo a mettere in atto, perché molte volte la vita di tutti i giorni mette alla prova non solo il tempo che abbiamo per la nostra famiglia ma anche la nostra pazienza. La mamma, <strong>nei momenti di maggiore calma, potrebbe parlare con Laura.</strong> Spiegarle che anche lei vorrebbe passare molto tempo a giocare con sua figlia, ma deve anche lavorare, o magari facendo insieme a lei un programma delle cose che potrebbero fare insieme nel fine settimana, quando avranno molto più tempo. Parlare con i nostri figli molte volte è assai difficile, ma da qualche parte dovremmo provare a cominciare, ricordandoci che un comportamento problematico si instaura sempre laddove c&#8217;è un fallimento della comunicazione.<br />
Vi lascio con una domanda: <strong>secondo voi quale potrebbe essere lo scopo del comportamento di Giacomo?</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/capricci-e-comportamenti-problematici-la-punizione-funziona/">CAPRICCI E COMPORTAMENTI PROBLEMATICI: LA PUNIZIONE FUNZIONA?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mariagiuliapistone.it/capricci-e-comportamenti-problematici-la-punizione-funziona/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;IMPOTENZA APPRESA: QUANTO INCIDONO GLI EVENTI SULLA NOSTRA CONVINZIONE DI “NON FARCELA”?</title>
		<link>https://www.mariagiuliapistone.it/limpotenza-appresa-quanto-incidono-gli-eventi-sulla-nostra-convinzione-di-non-farcela/</link>
					<comments>https://www.mariagiuliapistone.it/limpotenza-appresa-quanto-incidono-gli-eventi-sulla-nostra-convinzione-di-non-farcela/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[web]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2022 15:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mariagiuliapistone.it/?p=296</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vi voglio introdurre al concetto di impotenza appresa con questa storia contenuta nel libro “Lascia che ti racconti: Storie per imparare a vivere” di Jorge Bucay. “Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/limpotenza-appresa-quanto-incidono-gli-eventi-sulla-nostra-convinzione-di-non-farcela/">L&#8217;IMPOTENZA APPRESA: QUANTO INCIDONO GLI EVENTI SULLA NOSTRA CONVINZIONE DI “NON FARCELA”?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi voglio introdurre al concetto di impotenza appresa con questa storia contenuta nel libro <em><strong>“Lascia che ti racconti: Storie per imparare a vivere”</strong></em> di Jorge Bucay.</p>
<blockquote><p>“Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune&#8230; ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.</p>
<p>Era davvero un bel mistero.<br />
Che cosa lo teneva legato, allora?<br />
Perché non scappava?</p>
<p>Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi la domanda ovvia: “Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”.<br />
Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente. Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.</p>
<p>Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta: l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.<br />
Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui.<br />
Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora&#8230; Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino.</p>
<p>L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare. Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo.<br />
E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più&#8230; “</p></blockquote>
<p><strong>In questa storia ci troviamo di fronte ad un apprendimento disadattivo:</strong> quando era piccolo l&#8217;elefante ha sperimentato la sua impotenza a liberarsi delle catene, e questo senso di impotenza è perdurato fino all&#8217;età adulta, portando l&#8217;elefante a non compiere ulteriori tentativi in questo senso.<br />
Purtroppo, molto spesso, <strong>anche noi esseri umani sperimentiamo questo senso di impotenza.</strong> I nostri paletti sono tanti, e molte volte sono rappresentati dalle parole o dai comportamenti dell&#8217;altro. A questo fenomeno in psicologia si da il nome di <strong>“Impotenza appresa”.</strong></p>
<p>Cosa significa? Significa che, molte volte, quando ci troviamo di fronte a circostanze avverse, non ci impegniamo per superarle perché <strong>siamo convinti di non esserne capaci.</strong> Le nostre strategie di problem solving “collassano” davanti a degli ostacoli esterni perché nel nostro passato ci sono state delle esperienze negative in cui abbiamo fallito, e quindi essenzialmente riteniamo inutile riprovarci.</p>
<p>“Sono sempre stato un asino in matematica. Me lo diceva già la mia maestra delle elementari, me lo diceva che per la matematica non ero proprio portato, era inutile provarci e riprovarci. Mi dovevo rassegnare&#8230;”, è una frase che spesso sentiamo. Ed è una convinzione che affonda le sue radici negli eventi passati.<br />
Soprattutto per i bambini, <strong>il giudizio che arriva dall&#8217;esterno diviene fondamentale per la successiva fiducia nelle proprie capacità.</strong> Quello che dicono gli adulti di riferimento assume un&#8217;importanza fondamentale ed è capace di comprendere globalmente l&#8217;analisi delle proprie capacità.</p>
<p>Nell&#8217;impotenza appresa l&#8217;individuo attribuisce il fallimento a sé stesso: <strong><em>“non sono capace a fare questa cosa e non ci riuscirò mai&#8230;.quindi perché continuare a tentare?”</em></strong>. L&#8217;individuo si ritiene personalmente responsabile del fallimento e generalizza il risultato ottenuto in particolari circostanze ambientali alle proprie capacità stabili.<br />
Questo tipo di apprendimento disadattivo purtroppo <strong>si stabilisce abbastanza velocemente e tende a perdurare</strong>, e in molti casi diventa un precursore non solo di difficoltà scolastiche, ma anche di successivi disturbi emotivi.</p>
<p>Voi penserete che lo stabilirsi di questo senso di impotenza richieda molto tempo, ma <strong>non sempre è così.</strong> Per farvi rendere conto di quanto in realtà possa essere veloce questo tipo di apprendimento, vi lascio qui il video di un bellissimo ed illuminante esperimento.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/sEvZ92H1vCo" width="760" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/limpotenza-appresa-quanto-incidono-gli-eventi-sulla-nostra-convinzione-di-non-farcela/">L&#8217;IMPOTENZA APPRESA: QUANTO INCIDONO GLI EVENTI SULLA NOSTRA CONVINZIONE DI “NON FARCELA”?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mariagiuliapistone.it/limpotenza-appresa-quanto-incidono-gli-eventi-sulla-nostra-convinzione-di-non-farcela/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LIEVE E&#8217; IL DOLORE CHE PARLA. IL GRANDE, E&#8217; MUTO. (Seneca)</title>
		<link>https://www.mariagiuliapistone.it/lieve-e-il-dolore-che-parla-il-grande-e-muto-seneca/</link>
					<comments>https://www.mariagiuliapistone.it/lieve-e-il-dolore-che-parla-il-grande-e-muto-seneca/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[web]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 15:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mariagiuliapistone.it/?p=282</guid>

					<description><![CDATA[<p>Annamaria aspetta da tutta la settimana il suo venerdì. Il SUO venerdì. Come tutti i venerdì potrà finalmente recarsi al cinema con le amiche&#8230;le chiacchiere prima, brevi risate commentando la settimana appena passata&#8230;e poi via dentro, al buio, con le sue caramelle gommose e la coca che tanto ha atteso, anche perché ormai da 3 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/lieve-e-il-dolore-che-parla-il-grande-e-muto-seneca/">LIEVE E&#8217; IL DOLORE CHE PARLA. IL GRANDE, E&#8217; MUTO. (Seneca)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Annamaria aspetta da tutta la settimana il suo venerdì. <strong>Il SUO venerdì.</strong> Come tutti i venerdì potrà finalmente recarsi al cinema con le amiche&#8230;le chiacchiere prima, brevi risate commentando la settimana appena passata&#8230;e poi via dentro, al buio, con le sue caramelle gommose e la coca che tanto ha atteso, anche perché ormai da 3 settimane è a dieta ferrea. Oltre a questo il lavoro, i bambini, i loro compiti e i loro impegni sportivi&#8230;.Insomma il SUO venerdì Annamaria comincia a pregustarlo dal lunedì, e ogni sforzo settimanale assume un senso anche grazie alla prospettiva del suo futuro momento di libertà.</p>
<p>Anche perché, ultimamente, il periodo non è stato affatto facile&#8230;.i problemi lavorativi del marito, i figli, uno adolescente e uno alle elementari che richiedono una costante dedizione, ma alla fine, tra scossoni vari, arriva il venerdì. Ma Annamaria, già quando scende dalla macchina, non si sente proprio in forma. <strong>“Mi girava la testa, come se avessi le vertigini”</strong>, dice&#8230;.scaccia subito il pensiero e procede con la sua routine abituale&#8230;le chiacchiere, brevi risate, la fila per il biglietto, le caramelle gommose&#8230;finalmente è lì su quella poltrona, le luci si abbassano&#8230;ma per Annamaria improvvisamente, per un tempo che lei non sa definire, è buio totale.</p>
<p>É come se fosse sola nel vuoto, <strong>come se si ritrovasse sul cornicione del grattacielo più alto che lei possa immaginare.</strong> Così lo descrive: si trova sul cornicione di un grattacielo, per questo ha la vertigini e l&#8217;impossibilità a muoversi. Da qui la tachicardia&#8230;.il cuore batte all&#8217;impazzata, lo sente nelle orecchie, comincia a sudare, ma non riesce ad alzarsi perché le vertigini la bloccano laddove si è fermata. Sono pochi istanti probabilmente, che per Annamaria durano una vita, ma Annamaria è certa di stare per morire. <strong>“Ero certa di avere un infarto, non riuscivo ad inspirare, come se avessi un macigno sul petto”.</strong></p>
<p>Si agita sulla poltrona e l&#8217;amica, vicina, le chiede cosa ci sia che non va&#8230;.subentra il disagio&#8230;.”No no tutto bene”, sussurra. Non chiede aiuto, è incapace di parlare. Incapace di parlare, di alzarsi, di capire cosa stia succedendo. <strong>É come se si vedesse dall&#8217;esterno</strong>, come se la sua mente fosse uscita dal corpo e quindi non ne avesse più il controllo.<br />
Dopo poco questa sensazione sparisce, e Annamaria si ritrova sulla sua poltrona, laddove si era posizionata. <strong>Ha avuto il suo primo attacco di panico.</strong></p>
<p>Nei giorni successivi attribuisce quello che è successo ad un malessere fisico passeggero&#8230;ne parla con il marito e lui la convince a rivolgersi al medico curante, che le prescrive delle analisi di routine. <strong>Va tutto bene, è tutto a posto.</strong> Così Annamaria si tranquillizza, ma quel breve attimo, quel brevissimo ma infinito attimo, comincia da subito a scavare, imperterrito, un solco di paura. Quello che si è innescato lei lo capirà solo dopo, a distanza di tempo.</p>
<p>E così dopo una settimana circa, mentre è in autobus per andare a lavoro, il mondo le cade nuovamente addosso, con tutto il suo peso. Il cuore che batte all&#8217;impazzata, le vertigini, la difficoltà a inspirare, la bocca vorrebbe parlare e chiedere aiuto ma non si apre. Annamaria vorrebbe semplicemente scendere dall&#8217;autobus, mettersi ad urlare, ma non ce la fa. “Oddio e se mi sento male qui dentro chi potrà soccorrermi?”, pensa. <strong>Rimane immobile sotto quel peso per qualche minuto che sembra un&#8217;eternità.</strong><br />
Poi tutto passa, improvvisamente come era arrivato, e Annamaria procede con la sua giornata. Ma il pensiero è sempre lì, a quel momento, che si collega in maniera impietosa al venerdì precedente. Ne parla nuovamente con il marito e procede ad una visita cardiologica, che conferma l&#8217;assenza di qualunque patologia. Il cardiologo però parla con Annamaria, le chiede come vanno le cose a casa e a lavoro, e accorgendosi che si tratta di un periodo per lei particolarmente stressante le consiglia un consulto psicologico. Ma Annamaria <strong>pensa di potercela fare da sola.</strong> “Passerà”, pensa.</p>
<p>Così <strong>gli attacchi di panico diventano sempre più frequenti</strong>: al supermercato, davanti alla scuola dei figli mentre li accompagna, al bar mentre prende un caffè con un&#8217;amica. Annamaria pensa di nuovo che tutto passerà, ma comincia ad evitare. Inventa sempre più frequentemente delle scuse per non andare al cinema il venerdì. I caffè con le amiche diventano per mesi un lontano ricordo. La spesa è molto più comodo farla online. Il momento in cui deve accompagnare o riprendere i suoi figli da scuola o dalle attività sportive li vive quasi in apnea, calcolando sul cellulare i minuti che la separano dal varcare l&#8217;uscio di casa. A lavoro adesso va in macchina, molto spesso si fa accompagnare, si da malata, o non si sente bene e rincasa prima del previsto. <strong>Annamaria ha “paura di aver paura”.</strong></p>
<p>Una sera Annamaria lava i piatti, e il figlio più piccolo va in cucina e le chiede se il giorno dopo può invitare un amichetto a casa&#8230;”Magari dopo i compiti ci puoi portare al parco”, le dice. Annamaria non risponde e comincia a piangere. Crolla. Crolla nel momento in cui le si fa chiaro e lampante quello che sta accadendo, crolla nel momento in cui vede davanti a sé la prigione che si è abilmente costruita. E così, faticosamente, <strong>Annamaria chiede aiuto ad uno psicologo, per ricominciare a vivere.</strong></p>
<p>Annamaria soffre di un disturbo di panico con agorafobia, Pensate che Annamaria sia debole? Non avete idea di cosa stiate parlando. Annamaria è stata capace non solo di chiedere aiuto, non solo di affrontare la sua paura, ma di guardarsi dentro. Annamaria è stata capace di capire che quell&#8217;ansia non era un nemico ma era un alleato al suo benessere, ed è stata così coraggiosa da mettersi in ascolto della persona che avrebbe voluto essere. <strong>Annamaria ha compreso che quel sintomo così “devastante” era in realtà un messaggio rivolto a sé stessa.</strong> Con grande fatica ha accettato di entrare in un cammino, a volte doloroso, per “riconquistare” sé stessa e i suoi spazi, e ha appreso quelle strategie necessarie a gestire i momenti di ansia acuta.</p>
<p><strong>Ma cosa è successo?</strong> Già successivamente al primo attacco di panico si è verificata la cosiddetta “Ansia anticipatoria”, ovvero una forma di ansia che deriva dall&#8217;anticipazione di pensieri focalizzati su preoccupazioni reali o immaginarie di avere un attacco di panico nella situazione che ci si prepara ad affrontare. L&#8217;ansia ha così “ecceduto” dal suo livello fisiologico di attivazione e questo ha portato progressivamente Annamaria ad <strong>evitare un numero sempre più ampio di situazioni che ha generato a sua volta un altro disturbo d&#8217;ansia</strong>, l&#8217;Agorafobia.</p>
<p>Parliamo di Agorafobia quando l&#8217;individuo <strong>comincia ad evitare luoghi o persone da lui ritenuti ansiogeni.</strong> Si instaura così un evitamento agorafobico che la persona inizialmente percepisce come valida strategia per non provare le sensazioni fisiche e psicologiche spiacevoli. Ma a lungo andare l&#8217;ansia anticipatoria e il conseguente evitamento possono portare ad una compromissione del funzionamento socio-lavorativo della persona. Per questo <strong>diventa fondamentale rivolgersi ad un professionista.</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it/lieve-e-il-dolore-che-parla-il-grande-e-muto-seneca/">LIEVE E&#8217; IL DOLORE CHE PARLA. IL GRANDE, E&#8217; MUTO. (Seneca)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mariagiuliapistone.it">Mariagiulia Pistone</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mariagiuliapistone.it/lieve-e-il-dolore-che-parla-il-grande-e-muto-seneca/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
