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	<title>giftedness Archivi - Mariagiulia Pistone</title>
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	<description>Psicologa a Pescara</description>
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		<title>Dove finisce il masking quando diventiamo genitori di bambini gifted?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 18:43:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto di masking nei bambini e negli adolescenti neurodivergenti: lo sforzo continuo di adattarsi, di regolare la propria intensità, di sembrare &#8220;a posto&#8221; in contesti che chiedono una modulazione costante di sé. Si parla molto meno di ciò che accade negli adulti, e in particolare nei genitori di questi bambini, soprattutto quando presentano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla molto di masking nei bambini e negli adolescenti neurodivergenti: lo sforzo continuo di adattarsi, di regolare la propria intensità, di sembrare &#8220;a posto&#8221; in contesti che chiedono una modulazione costante di sé. Si parla molto meno di ciò che accade negli adulti, e in particolare nei genitori di questi bambini, soprattutto quando presentano a loro volta tratti di neurodivergenza o una storia di adattamento precoce.</p>
<p><strong>Una competenza appresa</strong></p>
<p>Molti di loro sono stati bambini che hanno imparato presto a contenersi. Non sempre perché qualcuno lo abbia chiesto esplicitamente. Più spesso perché il contesto rimandava con chiarezza quali parti di sé fossero accettabili e quali no. L&#8217;intensità andava dosata. La profondità alleggerita. La complessità semplificata. Certe domande era meglio non farle, certe reazioni meglio smussarle. Col tempo questo diventa una competenza: saper occupare lo spazio senza eccedere, anticipare il giudizio, modulare il proprio impatto. È un adattamento sofisticato, spesso molto efficace, che permette di funzionare bene nei sistemi. Ma è un adattamento che non è stato scelto. È stato suggerito, a volte imposto dal contesto. E ha un prezzo.</p>
<p><strong>Il passaggio alla genitorialità</strong></p>
<p>Quando questi adulti diventano genitori di un bambino gifted, le cose si complicano. Da un lato c&#8217;è un desiderio molto forte: che il figlio non debba attraversare lo stesso processo. Che non debba ridimensionarsi, che possa mantenere la propria intensità senza doverla negoziare costantemente. C&#8217;è l&#8217;intenzione dichiarata di proteggere questo. Dall&#8217;altro lato, però, il meccanismo appreso anni prima non si spegne da solo. Lo vedo spesso durante i colloqui. Genitori che percepiscono una frizione con la scuola ma minimizzano per non sembrare esagerati. Che evitano di nominare la plusdotazione in certi contesti per non essere percepiti come presuntuosi. Che si trattengono nei colloqui con la scuola per non passare come iperprotettivi. Che dicono &#8220;<em>non posso stare sempre a combattere</em>&#8220;, anche quando sentono che qualcosa non funziona. Non è incoerenza. Non è mancanza di convinzione. È un automatismo relazionale molto antico, costruito quando adattarsi era l&#8217;unica strategia per appartenere.</p>
<p><strong>Il margine reale</strong></p>
<p>Il punto più delicato è che questo non resta confinato all&#8217;adulto. Nei sistemi familiari la regolazione non avviene solo attraverso le parole. Avviene attraverso segnali più sottili: come si entra in una stanza, il tono che si assume quando l&#8217;ambiente diventa critico, quanto spazio ci si concede quando si è in disaccordo. I bambini gifted hanno una sensibilità marcata per queste sfumature. Non apprendono solo ciò che viene detto. Colgono il margine reale entro cui è possibile esprimersi senza che l&#8217;equilibrio del sistema si incrini. Molti genitori dichiarano di voler sostenere l&#8217;autenticità del figlio. Gli dicono: &#8220;<em>Puoi essere te stesso</em>.&#8221; Ma se il bambino vede che l&#8217;adulto si trattiene, che fa retromarcia quando l&#8217;ambiente diventa critico, che si adegua per non disturbare, impara qualcosa di diverso da ciò che gli viene detto. Impara quale sia davvero il margine. E si regola su quello.</p>
<p>Riconoscere il proprio masking non è un esercizio di colpa. È un passaggio di consapevolezza. Significa chiedersi: quali parti di me sto ancora trattenendo? E quanto questo sta modellando lo spazio emotivo in cui mio figlio si muove? Non si tratta di eliminare ogni forma di adattamento, che resta una competenza necessaria. Si tratta di distinguere quando ci si sta adattando per scelta e quando lo si sta facendo per automatismo.</p>
<p>Nel lavoro clinico con le famiglie gifted, questo è spesso uno dei nodi più trasformativi.</p>
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		<title>Alto QI o Plusdotazione? Il Giardino Giusto per Ogni Bambino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariagiulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 19:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[alto potenziale cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini ad alto QI]]></category>
		<category><![CDATA[educazione speciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottoressa, deve esserci un errore nei test. Matteo non può essere plusdotato: fa i capricci, non riesce a stare fermo, disturba in classe&#8230; Non è affatto quello che mi aspettavo.&#8221; La mamma di Matteo, 8 anni, aveva appena ricevuto i risultati della valutazione: QI 142. Ma al posto della gioia, provava confusione e frustrazione. Anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="364" data-end="548"><em data-start="364" data-end="548">&#8220;Dottoressa, deve esserci un errore nei test. Matteo non può essere plusdotato: fa i capricci, non riesce a stare fermo, disturba in classe&#8230; Non è affatto quello che mi aspettavo.&#8221;</em></p>
<p data-start="550" data-end="801">La mamma di Matteo, 8 anni, aveva appena ricevuto i risultati della valutazione: QI 142. Ma al posto della gioia, provava confusione e frustrazione. Anche le insegnanti erano scettiche: <em data-start="736" data-end="801">&#8220;Un bambino davvero intelligente non dovrebbe creare problemi.&#8221;</em></p>
<p data-start="803" data-end="921">A volte, per aiutare i genitori a fare chiarezza, propongo una metafora semplice ma efficace: <strong data-start="897" data-end="921">quella del giardino.</strong></p>
<p data-start="923" data-end="957">Immagina <strong>due piante straordinarie</strong>.</p>
<p data-start="959" data-end="1121">La prima cresce dritta, simmetrica, con foglie perfette. Ama le cure tradizionali, risponde bene a fertilizzanti comuni e colpisce per la sua bellezza “ordinata”.</p>
<p data-start="1123" data-end="1358">La seconda ha rami che si muovono in direzioni imprevedibili, radici profonde e un aspetto irregolare. Ha bisogno di un terreno diverso, di più spazio e attenzioni su misura. Ma se riceve ciò che le serve, può dare<strong> frutti sorprendenti</strong>.</p>
<p data-start="1360" data-end="1711">Così sono anche i bambini. Alcuni si adattano bene alla scuola, ottengono voti alti, si comportano come “ci si aspetta” da un bambino intelligente. Altri, pur con un potenziale cognitivo molto alto, <strong>non rientrano negli schemi.</strong> Hanno intensità emotive, sensoriali e intellettive che li rendono complessi da comprendere, ma straordinari da accompagnare.</p>
<p data-start="1713" data-end="2014">Matteo, ad esempio, non riusciva a concentrarsi su compiti troppo semplici: la sua mente cercava stimoli più profondi. Era ipersensibile ai rumori della classe, alle etichette dei vestiti, e reagiva intensamente ad alcuni comportamenti di compagni e insegnanti. Faceva domande esistenziali che spesso spiazzavano gli adulti.</p>
<p data-start="2016" data-end="2223">Il suo QI raccontava solo una parte della storia. A fare la vera differenza erano le sue <strong data-start="2105" data-end="2120">&#8220;sovra-eccitabilità&#8221;</strong>, le cosiddette <em data-start="2136" data-end="2156">overexcitabilities</em>: difficili da spiegare, ma immediate alla percezione.</p>
<p data-start="2225" data-end="2569">Molti bambini gifted neurodivergenti mostrano un’apprendimento asincrono — molto avanti in alcune aree, in linea o in difficoltà in altre —, una motivazione selettiva (si accendono solo su ciò che li appassiona davvero) e una sensibilità che può sembrare “eccessiva” per ciò che li circonda. E non sempre ottengono buoni voti, nonostante le loro capacità.</p>
<p data-start="2571" data-end="2721">Quando i genitori iniziano a capire che non c’è un errore nei test, ma che semplicemente serve un <em data-start="2671" data-end="2706"><strong>terreno diverso</strong> per quella pianta</em>, tutto cambia.</p>
<p data-start="2723" data-end="2913">Un mese dopo, la mamma di Matteo mi ha detto: <em data-start="2769" data-end="2913">&#8220;Abbiamo cambiato scuola e modo di guardare. Ora lo vedo davvero. Non è un problema da risolvere, è una pianta da coltivare in modo diverso.&#8221;</em></p>
<p data-start="2915" data-end="3003"><strong data-start="2915" data-end="3003">Ogni bambino merita il terreno giusto per fiorire. E non esistono bambini sbagliati.</strong></p>
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